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L'uomo nell'ombra

Regia di Roman Polanski vedi scheda film

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La recensione su L'uomo nell'ombra

di Peppe Comune
7 stelle

Un gosthwriter (Ewan AcGregor) viene ingaggiato per scrivere l'autobiografia di Alan Lang (Pierce Brosnan), l'ex primo ministro inglese. Arriva sull'isola (Martha'sVineyard, al largo del Massachussets) dove l'ax premier vive insieme alla moglie Ruth (Olivia Williams), Amelia, la fedele segretaria (Kim Cattral) e gli agenti della sicurezza, e mentre sta iniziando il lavoro si trova ad assistere al dramma politico che lo vede coinvolto. Alan Lang è accusato di crimini di guerra e deve rispondere delle sue azioni davanti alla Corte Penale Internazionale. Ma oltre la politica contingente, quasi accidentalmente, "l'uomo ombra" scopre delle cose del passato di Alan Lang che mettono sotto diversa luce, non solo i suoi esordi nella politica attiva e i rapporti privilegiati con gli Usa, ma anche la morte del biografo che lo aveva preceduto nell'incarico.

 

Pierce Brosnan, Ewan McGregor

L'uomo nell'ombra (2010): Pierce Brosnan, Ewan McGregor

 

Tratto dal romanzo "Il ghostwriter" di Robert Harris, "L'uomo nell'ombra" (Orso d'argento per la regia a Berlino) di Roman Polanski è un thriller politico che sin dal suo incedere iniziale mostra evidente l'eleganza formale che ne connota l'ambientazione "piovosa" e la presenza di quella "normale eccezionalità" che sempre qualifica le vicende della geopolitica mondiale. Un film che ha come sfondo la politica di potenza, retto com' è dalle trame ordite dai suoi esecutori occulti. Polanski è stato bravo ad inscenare una guerra a bassissima intensità tra i protagonisti di questa storia, dove le vicende umane non hanno meno incidenza di quelle legate all'attivismo politico nel descrivere il quadro d'insieme e dove il sipario svela poco alla volta l'intimo rapporto che esiste tra i segreti privati dei gestori del vapore e le pubbliche paure disseminate per il mondo. Parte del merito va alla buona caratterizzazione data da Ewan McGregor e Pierce Brosnan ai loro personaggi : l'uomo qualunque che incarna la sensanzione di smarrimento e la voglia di capire i pericoli che incombono sull'umanità il primo, il potente vacuo e superficiale che non si rassegna al ruolo di manichino in giochi che vengono decisi anche sopra la sua testa "dorata", il secondo. L'ambientazione innanzitutto, sembra volerci dire l'autore polacco, invernale ed acquitrinosa, circoscritta ad un isola che concede un pò di respiro allo sguardo solo attraverso l'estensione del suo mare, ma poi ti obbliga a dei percorsi già stabiliti, a restringere lo spazio d'azione e a dilatare oltre il dovuto il tempo dell'attesa. Su un isola non c'è scampo, per quanto grande possa essere ti riporta sempre al punto di partenza, a ripercorrere sempre le stesse strade e a ripensare a cose già accadute. I passaggi sono obbligati, come certi meccanismi mentali che quasi senza accorgertene ti portano a voler capire dove conduce quel particolare di cui si è venuto a conoscenza. Questo succede al ghostwriter, di dover deviare dalle sue ordinarie incombenze perchè costretto a seguire il percorso di un passato gravido di informazioni. L'uomo ombra c'è ma non si vede, deve registrare ma non deve mai comparire, la sua presenza discreta passa inosservata in quella casa dove gli umori cambiano al ritmo di una notizia d'agenzia e le pareti "trasparenti" contrastano con l'alone di mistero che sembra abitarvi. Lui non dovrà occupersi di politica ("Tutti hanno votato per lui. Non è stato un politico è stata una moda", dice all'agente quando gli chiede se ha votato o meno per il partito Laburista) ma  interessersi dell'uomo, e quando le due cose andranno a braccetto lui dovrà far risaltare la bontà delle finalità politiche a scapito dei mezzi che si sono usati per applicarle. Ma le circostanze lo portano a dover intraprendere dei passaggi obbligati e a sbattere necessariamente contro verità troppo scomode. Il ghostwriter si imbatte in numeri e parole che insinuano in lui la necessità di andare oltre la mera prammaticità del ruolo di scritturale e così si insinua in un gioco a incastri dove mettere ogni pezzo al posto giusto significa dare un volto ai veri reggitori della politica di potenza, quelli che fanno degli Alan Lang dei fantocci lanciati in pasto alla politica mediatica. Verità pericolose, che se non rimangono nell'ombra dove sono sempre state rischiano di essere spazzate vie come foglie al vento.

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