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La doppia ora

Regia di Giuseppe Capotondi vedi scheda film

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La recensione su La doppia ora

di Gioccik
5 stelle

Un giallo di stampo psicologico girato non casualmente a Torino, città nota per l'esoterismo, per le possibili ambientazioni cupe dalle atmosfere rarefatte. Torino come luogo ideale per ambientare un film in cui il simbolismo ed il significato della doppia ora fa da filo conduttore al racconto in cui i protagonisti hanno l'impressione che accada un qualcosa di insolito associato ad un desiderio che invece si rivela un cattivo presagio. La doppia ora si verifica quando in un quadrante ore e minuti segnano la stessa cifra (22.22) dando l'apparenza di osservare due ore nello stesso tempo, quasi a simboleggiare una scelta, un bivio nella vita di una persona, in questo caso dei due protagonisti Sonia e Guido rispettivamente (Ksenia Rappoport) e (Filippo Timi) tutti e due molto bravi a rappresentare i due ruoli principali. La donna slovena malinconica e soprattutto taciturna che lavora in un hotel come cameriera ai piani, l'ex poliziotto cupo e dal passato tormentato per la perdita della moglie che svolge un servizio di vigilanza in una villa.

Nella “Doppia ora” la mente gioca un ruolo basilare, si cerca di confondere lo spettatore con depistaggi, si utilizzano alcune ossessioni come quelle delle cifre ripetute o come il brano dei Cure “In between days” come associazioni tra situazioni e personaggi. Il film ci mostra principalmente un evolversi di un rapporto sentimentale senza futuro, un incontro nato nel modo sbagliato in un locale dove si svolgono incontri a tempo (speed date)

Una storia che ha una certa originalità, con buoni momenti di suspense ed intrighi che ne rendono piacevole la visione, così come la bravura dei due protagonisti ma a mio avviso ha una grossa pecca nel finale deludente e prevedibile che porta poi a fare delle considerazioni sul profilo di Guido ovvero sulla sua credibilità. Il protagonista maschile è un ex poliziotto esperto in sorveglianza elettronica, un osservatore, un uomo abituato a sospettare degli altri, soprattutto degli sconosciuti specie se stranieri. Nelle serate “Speed date” aveva persino conosciuto una donna, quindi non siamo alla presenza di uno sprovveduto, di un ingenuo, di un uomo goffo che ha difficoltà con il gentil sesso. Guido non è neppure irrazionale quando frequenta Sonia, infatti le dice che lei andava in piscina dall'odore del cloro nei capelli. Sonia somiglia alla moglie questo è vero, ma portarla in una villa da sorvegliare dove ci sono delle sofisticate apparecchiature di sicurezza mi sembra fuori luogo, non combacia con il personaggio Guido descritto precedentemente. E' assurdo quando si ha la disponibilità della propria casa, la città di Torino e i suoi dintorni offrono dei luoghi suggestivi come valide alternative a quello che di fatto è un ambiente di lavoro.

Per concludere, il binario in cui si incanala il film è forzato, ne esce fuori una storia interessante che se esaminata con attenzione non sta in piedi almeno che non si decida che Guido ha organizzato tutto, in altre parole siamo in presenza di quella doppia ora in cui possono accadere le cose più strane...

 

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