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Generazione mille euro

Regia di Massimo Venier vedi scheda film

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La recensione su Generazione mille euro

di supadany
7 stelle

Pellicola che si beve tutta d’un fiato, semplice, ma armoniosa e caratterizzata da un linguaggio giovane e moderno che ben si presta ai diversi temi, decisamente attuali, che affronta con piglio e senza piagnistei.

Il fulcro è la precarietà, elemento quotidiano per la maggior parte dei trent’enni di oggi, sia per quanto riguarda il mondo del lavoro che per la sfera sentimentale.

Il protagonista vive con un amico in affitto in una casa che cade letteralmente a pezzi (spassosissime le scene del buco in sala!), fa tre lavori per raggranellare nemmeno 1000 euro al mese (con annesso conto in banca perennemente in rosso) e soprattutto a tempo determinato; ogni giorno può essere l’ultimo e segnare un doloroso rientro a casa dei genitori.

Per giunta viene lasciato dalla fidanzata, ma due donne, completamente opposte in tutto (l’insegnante in lista d’attesa, ma smaniosa di poter fare il suo lavoro, e una manager schizzata che ben rappresenta il mondo del lavoro di oggi) , entrano nella sua vita sconvolgendola, nel bene e nel male.

Il finale della storia è quello che ci si aspetta, ma è una doverosa chiusura di un cerchio bello tondo; la morale è arcinota, ovvero meglio una vita quotidiana difficoltosa ma riempita dagli affetti che contano (gli amici, una donna che ti ama per quello che sei) e dai sogni che chissà un giorno potrebbero avverarsi (sempre se i meriti potranno mai prevalere sui privilegi di classe, ci ricordano alla fine), piuttosto che una vuota, ma con un lavoro sicuro e remunerativo.

Massimo Venier, dopo aver abbandonato i cinepanettoni del popolare trio milanese, sceglie una storia moderna e la racconta con spirito e leggerezza, condendola di momenti divertenti senza dimenticare il retrogusto amarognolo dettato dalla quotidianeità conosciuta purtroppo dai più.

Non sarà un film da incorniciare, ma fa piacere vedere rappresentati dei giovani in un film italiano che, per una volta, non sono semplicemente fatti di cartone, ma anzi che hanno idee, cuore e sogni, che possono sbagliare, ma hanno una morale di vita per niente frivola.

Infine il cast è ben assortito e tutti funzionano a meraviglia (Mandeli mi ha fatto schiattare), un po’ perché si trovano tutti nei posti giusti, un po’ perché il film è scorrevole e godibile già di suo.

Promosso con sommo piacere, una pregevole rivelazione, d’altronde se sono i prodotti più impegnati a dettare la protesta è pur sempre vero che un film come questo, più visibile e semplice da recepire, può raggiungere un campione più significativo di spettatori.

 

 

Massimo Venier

 Regia efficace che offre una buona brillantezza e gestisce bene i momenti divertenti, felici e preoccupati, mescolandoli con bravura, mantenendo un felice equilibrio d'insieme.

Paolo Villaggio

Partecipazione gradevole, una tra le sue migliori degli ultimi vent'anni almeno.

Carolina Crescentini

Ci sta bene in ruolo spregiudicato dove la sua bellezza e la sua aria un pò snob sono qualità che ben si prestano alla causa.

Convincente.

Francesca Inaudi

Sacrificata in un ruolo secondario, da comunque il suo contributo alla causa.

Valentina Lodovini

Semplice e naturale, per me gradevole ed azzeccata come spesso le accade.

Alessandro Tiberi

Ha l'espressione e le caratteristiche fisiche giuste per il ruolo di persona sballottata qua e là da eventi più grandi di lui.

Sorpresa.

Roberto Citran

Simpatica, per quanto limitatissima, apparizione.

Francesco Mandelli

Stupido quanto basta per sdrammatizzare, anche grazie ad alcune battute ben congeniate, e per strappare un convinto sorriso.

Francesco Brandi

Pienamenti sufficiente.

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