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Nemico Pubblico N.1 - L'ora della fuga

Regia di Jean-François Richet vedi scheda film

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La recensione su Nemico Pubblico N.1 - L'ora della fuga

di PompiereFI
6 stelle

Tu sei romantica, amica delle nuvole…” cantava Tony Dallara.

L’animo opposto dell’imprendibile Jacques Mesrine, sentimentale dissidente: fugge dalla famiglia, ingravida una donna spagnola e poi la picchia, rapina, uccide barbaramente, seduce con astuzia le prime femmes che incontra, va in prigione. Mosso da un grande ego, Mesrine fu scaltro a costruire la propria mitologia, condizionando i media e deformandosi in un Robin Hood a suo modo contro il sistema. Occhi irrequieti, attraversati con vitalità da quel cocktail di autocompiacimento e indisciplina, il superbandito protagonista della malavita tra i ’60 e i ’70 è interpretato al meglio da Vincent Cassel, il quale presta volto e corpo trasformandosi nelle molteplici identità delle quali il criminale si servì per tentare di sfuggire alla cattura.

In appoggio a questa bella performance attoriale, l’appassionante montaggio spaziato voluto dall’abile regista Richet, il quale splitta lo schermo diverse volte permettendosi anche tempi di ripresa fuori sincrono. Nel film ci sono passione e angoscia, nuance che virano verso il “polar”, esagerazioni e guasconate. Ci si trova immersi nella giungla accanto a Cassel, senza principi ne’ morale. Nemmeno nei carceri di massima sicurezza il ladruncolo “impara” il rispetto che lui stesso pretende tanto. Comunque non importa: tutto scivola sull’epidermide da elefante di Jacques. “Non, rien de rien, non je ne regrette rien…”.

Resta il fastidio del rumore di fondo delle news accostate alle vicende narrate. Qual è il senso di far comparire i comunicati dell’affare Moro alla tv, per poi riprenderne il filo sul sottofinale con l’intenzione di Jacques di andare a Milano per incontrare le Brigate Rosse? Più che di collera sovversiva, si dovrebbe parlare di odio personale. Raccontare le vicende dell’uomo più ricercato di Francia avrebbe voluto dire anche soffermarsi di più a evidenziare il tempo storico di un paese diviso tra gli imbarazzi della guerra d’Algeria e gli assetti polizieschi di 20 anni dopo.


L’ “Ennemi public n. 1” è un continuo alternarsi vorticoso dell’eterno gioco fra guardie e ladri. E allora non ci si dovrebbe prendere il disturbo a mettere in scena una storia vera, bensì a presentarla così com’è, senza filtri, senza nomi, date, riferimenti. Perché tutto è già romanzato di per se’, la storia ha i crismi per supportare una sceneggiatura visti i molteplici (e spesso simili) accadimenti: rapina ardimentosa sino al masochismo, ammazzamenti, arresto, fuga temeraria, scopata. E poi via da capo, per la modesta durata di circa 4 ore.

Sintesi, signori. Sintesi.

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