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Gran Torino

Regia di Clint Eastwood vedi scheda film

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La recensione su Gran Torino

di barabbovich
8 stelle

Rimasto vedovo, Walt Kowalski (Eastwood), veterano con tanto di medaglia al valore per la guerra di Corea ed ex operaio, si ritrova a vivere da solo in un quartiere della provincia del midwest, popolato quasi esclusivamente da asiatici. L'uomo è incattivito dalla vita e tormentato dai ricordi, ringhia ai vicini di casa, ma i suoi pregiudizi razziali verranno meno nel momento in cui si troverà a difendere un ragazzo hmong dalle insolenze e dai soprusi di una gang.
A 78 anni Clint Eastwood continua a snocciolare capolavori. Il suo ingresso nella cinematografia del terzo millennio ha assunto da tempo i contorni di una riflessione morale e civile sull'America, sulle sue contraddizioni, sulla mitografia di una nazione che ha rotto il patto originario con i suoi padri. Non fa eccezione questo piccolo (nella realizzazione) grande (nei risultati) film, nel quale il vecchio Clint assume i panni di un anziano riottoso di fronte alle trasformazioni della contemporaneità eppure capace di farsi carico di una superba lezione morale. Lo stile narrativo è quello classico e misurato del grande regista americano, gli ingredienti inconsueti vanno ricercati in un'inattesa dose umoristica che smorza a tratti la tensione del racconto per calare lo spettatore in una dimensione da commedia, appunti e riflessioni sul confronto tra culture si tengono bene alla larga da banalità e luoghi comuni: quanto basta per rimanere ben saldo fino all'ultimo sul podio dei più grandi registi di tutti i tempi.

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