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Toy Story 3. La grande fuga

Regia di Lee Unkrich vedi scheda film

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La recensione su Toy Story 3. La grande fuga

di Immorale
6 stelle

I giocattoli senzienti Woody e Buzz devono affrontare un’ulteriore prova: il loro padroncino, oramai diciassettenne, non gioca più con loro ed è in procinto di partire per il college. Il loro destino appare segnato, finiranno in soffitta oppure donati ad un asilo nido, nel peggiore dei casi in discarica...

L’apertura del cartoon riprende un tormentone già sperimentato nei precedenti capitoli, ovvero la messa in mostra dei fantasiosi giochi di Andy con i suoi amati giocattoli, che ci porta a condividere, con l’utilizzo di rapidi flash-back con “camera a mano”, la crescita del ragazzo fino all’adolescenza ed alla prossima partenza per il college. E da qui inizia l’avventura finale dei sempiterni Woody il cowboy e Buzz Light-Year il ranger dello spazio, insieme ai loro eterogenei compagni di (s)ventura. La formula rimane la stessa di sempre: inseguimenti, fughe repentine, omerici ed erronei cambi di percorso e, inevitabile, il lieto fine con (quasi) ritorno a casa. La resa tecnica del cartoon si mantiene, come sempre, su livelli ottimi, la qualità sceneggiativa purtroppo comincia a latitare in favore di una continua ripetizione di temi e situazioni già abbondantemente trattati (i bambini, si sa, amano le reiterazioni). L’idea iniziale di antropomorfizzare i giocattoli, avuta da John Lasseter nel lontano 1995, comincia quasi fisiologicamente a mostrare la corda ed a perdere la capacità di attrarre gli adulti, precedentemente attirati dalla scorrevolezza del tutto e dall’ottima scelta dei tempi comici uniti a rimandi a varia filmografia classica; in questo terzo capitolo, infatti, questi ultimi non troveranno più particolari motivi di interesse e probabilmente la noia farà spesso capolino durante l’obbligatoria visione cinematografica per accontentare la prole. Gli unici guizzi di originalità che strappano un sorriso sono la “versione spagnola” di Buzz e i divertenti titoli di coda. Lo spettacolo resta comunque piacevole, ma francamente la nomination all’Oscar mi sembra eccessiva

Sulla trama

Movimentata.

Su Lee Unkrich

Consolatoria.

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