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You, the Living

Regia di Roy Andersson vedi scheda film

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La recensione su You, the Living

di mm40
6 stelle

Sì, bello. Ma: già visto. Andersson ha avuto un colpo di genio (e l'ha intitolato World of glory, cortometraggio uscito nel 1991); l'ha persino migliorato dandogli una forma di lungometraggio e atmosfere e caratterizzazioni e dialoghi ancora più ansiogeni - in realtà tragicomici, perchè la componente ironica è sempre alta nei suoi lavori e non viene mai scissa da quella drammatica - in Canzoni del secondo piano, del 2000. Percui non sorprende per nulla questo You, the living, sarcastico già dal titolo, pregno della violenza psicologica di questi giorni di voracità consumistica e carenza comunicativa. Ancora gli interni candidi e le luci basse, ancora gli ingorghi stradali, ancora i personaggi bizzarri (in un certo senso felliniani) con il forte trucco cadaverico, ancora i dialoghi laconici e ancora le scenette oniriche: You, the living è già visto, è fratello se non gemello, molto simile dei due citati precedenti lavori; il primo movimento di macchina arriva dopo tre quarti d'ora di film: e sarà anche l'ultimo. Incredibile ad ogni modo la fluidità con cui Andersson - anche sceneggiatore - riesce a sviluppare l'antinarrazione (il procedere serrato di sgangherate scenette, si può dire) della pellicola: novanta minuti appena, che volano letteralmente. E' un cinema scarno esteticamente, ma in cui abbondano i contenuti e che intelligentemente lascia allo spettatore tutto lo spazio necessario alla riflessione, senza scadere insomma nella didascalia e senza atteggiarsi in fumose allegorie; i personaggi sono ciò che sembrano e le loro vite sono, altrettanto, ciò che sembrano: le nostre. 7/10.

Sulla trama

Quadretti di ordinaria follia: depressi, alcolizzati, disperati di ogni genere si alternano per le vie di una grigia città impermeabile ai sentimenti.

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