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Maria Zef

Regia di Vittorio Cottafavi vedi scheda film

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La recensione su Maria Zef

di mm40
5 stelle

Nel nevoso Friuli di inizio Novecento, l'ormai anziano e poverissimo Barbe Zef si prende cura di due ragazzine, sue nipoti, alla morte della sorella, loro madre. Una sera, ubriaco fradicio, Barbe stupra Maria, la maggiore, di 15 anni; la ragazzina viene così a scoprire che anche la morte di sua madre era scaturita da un episodio analogo.

 

Un film di una crudezza estrema, Maria Zef, penultima regia del veterano Vittorio Cottafavi, da anni ormai attivo solamente per sceneggiati televisivi (anche di una certa importanza: Vita di Dante, Antigone, Così è (se vi pare), Cristoforo Colombo...). Cottafavi sceglie così di tornare sul grande schermo con la trasposizione in chiave verista, alla Ermanno Olmi per intenderci, di un romanzo di Paola Drigo, l'unico suo che si ricordi in verità. La sceneggiatura è dello stesso regista e di Siro Angeli, non nuovo alla scrittura per il cinema, ma alla recitazione bene o male sì: Angeli è infatti anche il protagonista maschile della pellicola, il truce Barbe Zef, e il suo unico altro ruolo riconosciuto su un set era una particina minore in un altro film di Cottafavi, Fiamma che non si spegne, del lontano 1949. Eppure se la cava dignitosamente, così come risulta efficace la prestazione dell'esordiente Renata Chiappino (nei panni di Maria Zef), peraltro alla sua ultima prova come attrice; il cast composto da pochi interpreti semisconosciuti è in effetti una mossa ben calibrata dal regista, che dirige con mano ferma e soprattutto con un'asciuttezza impressionante. Le due ore di durata della pellicola scorrono infatti rapidamente, specie la seconda parte, maggiormente angosciante nei contenuti; ciò va sottolineato con ancora più merito se si considera che i dialoghi sono esclusivamente in friulano stretto sottotitolato in italiano. Se la materia narrativa è quindi aspra, anche la forma non lascia troppo spazio all'immaginazione: Cottafavi dà qui la sua ultima dimostrazione di un'invidiabile capacità di 'artigianato cinematografico', che non riuscirà purtroppo a confermare nel successivo Il diavolo sulle colline (1985), suo ultimo lavoro. 5/10.

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