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Angst

Regia di Gerald Kargl vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Angst

di undying
10 stelle

Unica regia dell'austriaco Gerald Kargl che anticipa e supera, per tecnica di messa in scena, il Funny games di Michael Haneke (1997). Ispirato dalla tragica figura di Werner Kniesek di Salisburgo, responsabile di un triplice omicidio senza movente e con dialoghi allucinanti estrapolati dalle confessioni di Peter Kürten (il vampiro di Düsseldorf).

 

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Dopo aver tentato di uccidere la madre, senza riuscirci, K. (Erwin Leder) ammazza brutalmente un'anziana donna. Senza movente, per puro istinto e scelta casualmente. Finisce in carcere, dal quale esce dopo dieci anni senza più avere alcuna mèta o luogo da raggiungere. Fa tappa in un bar, dove nota due ragazze che risvegliano in lui un appetito di sangue e morte mai del tutto sopìto. La logica, ancora lievemente presente pur in uno stato mentale avviato verso il delirio, gli impone di rinunciare dal compiere omicidi in un locale affollato. Esce quindi in parte rammaricato, salendo su un taxi guidato da una donna che gli ricorda la sua prima avventura sessuale. Aggredisce l'autista senza ucciderla, per poi darsi alla fuga in mezzo a un bosco. Raggiunge una villa isolata, nella quale entra rompendo un vetro di una finestra. Al suo interno è presente un disabile ma, nel giro di breve tempo, arrivano anche la sorella e la madre. K. si scatena in una feroce violenza gratuita, uccidendo prima il disabile, poi la madre e quindi la figlia, con la quale compie anche abominevole atto di necrofilia. Non appagato dalla violenza praticata, carica i corpi su una macchina e si avvia alla ricerca di nuove vittime, alle quali - per terrorizzarle a morte - intende mostrare i cadaveri degli assassinati. Dopo aver provocato un incidente automobilistico, K. finisce di nuovo nel bar dove sono presenti le due ragazze incontrate appena uscito dalla prigione.

 

"Secondo l'opinione psichiatrica il paziente aveva pianificato e commesso il crimine consciamente, per guadagnare soddisfazione fisica. La sua personalità è suscettibile e perversa. Il suo peggiore disordine mentale è un pronunciato sadismo. In ogni caso la diagnosi non è 'disturbi mentali'. Ferire la gente ed usare la violenza su altri soggetti lo porta ad eccitarsi sessualmente. Il paziente ne era conscio sin dalla sua prima infanzia. Le sue relazioni con la società sono gravemente disturbate. Questo perché da bambino venne abbandonato dalla madre e non ha mai fatto parte di una solida famiglia. Il paziente è responsabile al 100% ma non si può parlare di vera colpevolezza in questo caso. La prospettiva di una nuova punizione non lo fermerà dal commettere ulteriori omicidi. La sentenza emessa unanimamente: carcere a vita." (Dichiarazioni dello psichiatra, pronunciate da voce fuori schermo)

 

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Angst: scena

 

Ben prima di Funny games (Michael Haneke, 1997), Gerald Kargl porta sullo schermo la figura di un serial killer ispirato a Werner Kniesek di Salisburgo, responsabile di un triplice omicidio compiuto per puro sadismo nel 1980, diventato simbolo di morte e distruzione irrazionale fine a se stessa. "Adoro quando le donne tremano di paura mortale a causa miaÈ come una dipendenza, che non si fermerà mai": confessa Kniesek, davanti al giudice.

In collaborazione con Zbigniew Rybczynski, Kargl scrive una sceneggiatura agghiacciante ispirata dal folle pluriomicida, utilizzando confessioni di altri assassini realmente esistiti, tipo Peter Kürten (soprannominato il "vampiro di Düsseldorf") e sviluppa la storia utilizzando due tecniche innovative, adatte a rendere più realistica e immersiva l'esperienza della visione: K. parla con voce fuori schermo mentre agisce, come se esprimesse i suoi pensieri leggendo memorie trascritte in precedenza sulle pagine di un diario insanguinato; la macchina da presa si pone sempre in elevazione, riprendendo da altezze vertiginose. Questa tecnica, all'epoca realizzata senza il supporto di droni, ancora oggi è quella che rende Angst un film unico e particolare. Anche nelle scene più tradizionali, il punto macchina sta sempre a quota due, tre metri dal suolo, provocando un effetto quasi documentaristico o, comunque, obiettivo e di totale distacco morale sul modo di agire del protagonista. 

 

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Erwin Leder

 

Angst resta impresso non solo per quel che racconta dunque ma per come lo racconta. Sin dall'inizio la macchina da presa discende delicatamente (ma vertiginosamente) da un tetto verso una piazza popolata da persone in movimento, in un piano sequenza che probabilmente è stato realizzato con una "Louma Crane" (la stessa utilizzata da Argento in Tenebre l'anno precedente). Questa tecnica, unica e mai più messa in campo in maniera tanto suggestiva, oltre ad aprire e chiudere il film è praticata più volte durante la narrazione, soprattutto negli esterni della villa con sopraelevazione in prossimità di alto fusti, alberi che sfiorano il cielo. Mentre, quando le riprese si pongono ad altezza d'uomo, l'obiettivo segue, anticipa e ruota attorno all'assassino suggerendo una visuale in terza persona che rende immersiva e assolutamente inquietante l'immedesimazione con quanto appare sullo schermo.

 

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Angst: scena

 

La violenza grafica resta quasi sempre fuori campo, con esclusione dell'accoltellamento della ragazza (realizzato utilizzando sangue di maiale), ma l'interpretazione di Leder nei panni del folle assassino - e soprattutto l'inusuale tipologia di ripresa - rende l'intero film memorabile e irripetibile. A soli 45 minuti si è già compiuto il triplice massacro ma la vicenda procede per un'altra mezz'ora calata nella mentalità allucinata del protagonista, che da lì in poi compie una lunga serie di insensati e illogici atti, tipici di una mente ormai persa tra le spire della follia. Per problemi finanziari e soprattutto per le controversie provocate da Angst, Gerald Kargl non ha più occasione di dirigere film. Esordio e conclusione di carriera dunque, che si esauriscono in un'opera fondamentale e imprescindibile sulla genesi e sul modo di ragionare di un serial killer. 

 

Angst

Erwin Leder

 

"In genere il serial killer ha un'età compresa tra i 20 e i 40 anni, è prevalentemente di sesso maschile, colpisce generalmente le donne; ha una cultura di livello medio-basso e svolge professioni poco gratificanti, salvo rari casi. Spesso il suo passato familiare è trapuntato da abusi e violenze, dalla sofferenza e dall'abbandono. Uccide due o più persone in tempi e luoghi diversi, senza un preciso movente, ma la caratteristica più evidente è la frequente origine sessuale del delitto." (Andrea Accorsi e Massimo Centini)

 

F.P. 17/01/2021 - Versione visionata in lingua tedesca (durata: 75'42")

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