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Shutter

Regia di Banjong Pisanthanakun, Parkpoom Wongpoom vedi scheda film

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AndreaVenuti

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La recensione su Shutter

di AndreaVenuti
7 stelle

Shutter, Banjong Pisanthanakun & Parkpoom Wongpoom, 2004.

Primi anni 2000, la j-horror mania sta spopolando in tutto il mondo. Hideo Nakata e Takashi Shimizu sono ormai stelle assolute corteggiate addirittura da Hollywood tuttavia anche in Thailandia sta succedendo qualcosa di alquanto interessante grazie ad un nutrito gruppo di registi che riesce a coniugare autorialità ai gusti del pubblico sfornando con regolarità pellicole interessanti e molto variegate: dai calci rotanti made Prachya Pinkaew ai neo-noir firmati Pen-ek Ratanaruan o Nonzee Nimibutr fino al maestro dei generi Wisit Sasanatieng, senza dimenticare il "mistico" Apichatpong Weerasethakul.
 
Questa fugace e rapidissima incursione sul cinema thailandese contemporaneo è necessaria per farvi capire il fermento che si respirava in quel periodo tra le strade di Bangkok e company, fermento colto al volo dal duo Banjong Pisanthanakun & Parkpoom Wongpoom, i quali hanno deciso di riproporre in chiave personale l'estetica ed il gusto registico del giapponese Hideo Nakata, sfruttando altresì l'ondata del successo verso il j-horror.
 
Shutter pertanto presenta determinati dettami tipici dei primi Ring (coppia uomo-donna, mistero, fantasmi, vendetta, passato oscuro) e ripropone quindi un approccio registico simile e all'insegna di enigmatici movimenti di camera, carrellate laterali, fuori campi sonori e d'impronta e soprattutto falsi jump scare.
 
I due giovani thailandesi inoltre inseriscono pure il motivo di una tecnologia "maledetta" impersonificata da una vecchia polaroid, costruendoci attorno una sorta di approfondito saggio semiotico sul significato della fotografia: rappresentazione della realtà oppure strumento indagatore atto a scoprire la realtà stessa?
 
Passano i minuti ed il film assume anche i connotati dell'horror psicologico con due/tre sequenze di alta classe. Pensiamo solamente al frangete in cui il nostro protagonista si ritrova solo nel suo studio fotografico ed improvvisamente manca la corrente; a questo punto lo schermo nero viene avvicendato dinamicamente con i flash improvvisi della polaroid, apparizioni fugaci di un fantasma femminile e primi piani del protagonista terrorizzato.
 
Risposta sincera ed onesta al J-Horror nipponico.
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