Espandi menu
cerca
La vita segreta delle parole

Regia di Isabel Coixet vedi scheda film

Recensioni

L'autore

giancarlo visitilli

giancarlo visitilli

Iscritto dal 5 ottobre 2003 Vai al suo profilo
  • Seguaci 19
  • Post 2
  • Recensioni 452
  • Playlist -
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su La vita segreta delle parole

di giancarlo visitilli
8 stelle

Con l’immagine di un ossimoro (fiamme nell’acqua) incomincia il film delle parole non pronunciate, perché il segreto è silenzio.
La storia del bel film della regista catalana, Isabel Coixet (La mia vita senza me) è ambientata su di un’isola costruita da mani d’uomo, una piattaforma petrolifera, situata nell’oceano, in cui accade un incidente gravissimo. Una persona muore ed un’altra è ferita in maniera talmente grave, che non può essere trasportata sulla terra ferma. Viene così chiamata un’infermiera che dovrà accudire il ferito per diversi giorni. Tra i due individui all’inizio ci sarà una certa diffidenza, ma poi, con il passare del tempo, si stabilirà un rapporto decisamente intenso, costruito anche sui silenzi della curante e del paziente. Entrambi hanno però delle storie da raccontare e dei segreti da rivelare, fino a quando non arriverà il momento di andare in un ospedale per poter terminare le cure.
Quanto le parole ci rendono liberi? Si può guarire dal mal di vivere, parlando, esternando all’altro parte di sé? Questi sono gli interrogativi che pone La vita segreta delle parole. Infatti, il film analizza il rapporto terribile esistente tra violenza subita, solitudine e silenzio. La protagonista non parla della sua atroce esperienza esistenziale, anzi affronta con mascherata disperazione la “sindrome della sopravvissuta”, quel maligno senso di colpa che vive chiunque sia sfuggito casualmente ad un massacro, o addirittura a un genocidio. Il suo impulso naturale alla comunicazione si scontra con l’impossibilità di stabilire più alcun legame con gli altri. Tuttavia, la sofferenza fisica è la barriera, ma nello stesso tempo, il mezzo che le permette di raggiungere l’altro. Seppure in una specie di grido del silenzio, alla maniera della poesia ermetica.
La regista, di suo, ci aggiunge l’atmosfera della sospensione e l’impostazione metaforica delle immagini, utilizzando quel linguaggio tipico di Montale, ridotto “agli ossi”, e attraverso il mare, la piattaforma petrolifera, i cieli lividi, racconta l’isolamento, l’interminabile pausa della malattia in una vita che è fatta di onde, mai uguali l’una all’altra.
Interessante il minimalismo di Sarah Polley, di contro ad un Tim Robbins che, seppure nell’immobilità della malattia, è capace di rendere assolutamente evoluzionistica la cura interiore del personaggio che interpreta. Bravissimo anche Javier Camara, reduce da La Mala Education, che qui interpreta il cuoco di bordo. Tra l’altro la co-produzione di Almodovar è evidente anche negli stessi riferimenti di questo film a Parla con lei, ma anche a Mare dentro, sebbene qui è il male dentro. Tant’è che uno dei protagonisti spiazza quando la sua lotta giunge ad ammettere di non voler “sapere nulla di ciò che sta fuori”.
Giancarlo Visitilli

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati