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Giglio infranto

Regia di David W. Griffith vedi scheda film

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La recensione su Giglio infranto

di tobanis
6 stelle

Mi aspettavo meglio, in tutta onestà.

Seguendo i dati di IMDB, anche nel 1919 continuò il calo della produzione mondiale, stavolta con un -11% rispetto al 1918. Il film più notevole dell'anno fu, forse, questo, del maestro Griffith. Costui proprio nel 1919 aveva fondato la United Artists, assieme a Chaplin e altre due star, Fairbanks e la Pickford.

 

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Il tutto allo scopo di avere maggiore controllo sulle opere, avere più tempo per farle e maggiore libertà creativa.

(La società fallirà negli anni '80, per "colpa" di Cimino).

 

Questo film, facilmente ritrovabile in rete, ha durata minore rispetto ai precedenti kolossal di Griffith (siamo a 1 ora e mezza scarsa) e ha pure una storia molto più intima.

Un cinese parte ricco di speranze per Londra, dove invece trova una realtà che lo distrugge, mandandolo a vivere nei bassifondi, seppure come commerciante. Là vive un pugile con una figlia, continuamente maltrattata dallo stesso, che è dedito solo al ring e al bere.

Naturalmente la giovane troverà una salvezza nel cinese, evento che porterà alla tragedia (che non anticipo).

I tre attori principali sono stati tutti e tre baciati da una lunga carriera cinematografica.

Lei è Lillian Gish, allora 26enne, che appare come una ragazzina, più che come una donna, sposando così il diffuso canone estetico di allora. Molto brava, molto espressiva, già presente nei film di Griffith, amica della Pickford, avrà un Oscar alla carriera negli anni '70. Eclissata un po', dagli anni Trenta, dall'avvento del sonoro, si rivedrà alla grande in Duello al sole (nomination all'Oscar per lei); morrà molto anziana, senza mai essersi sposata.

L'uomo giallo, nome oggi improponibile per un personaggio che interpreta un cinese, era Richard Barthelmess, con dei tratti resi più orientaleggianti per renderlo credibile (era americanissimo, di New York). Bravo anche lui, molto drammatico come si conveniva, sarà tra i fondatori della Academy, proprio quella degli Oscar, premio a cui lui sarà candidato nella prima edizione (sarà stata una pastetta? Mah).

Infine, il boxeur era Donald Crisp, solo 37enne, e dunque impossibile padre della figlia, se la stessa non avesse dimostrato 13-14 anni, come appare nel film. Per lui ci sarà un Oscar, nel '42, per Com'era verde la mia valle.

Griffith dirige il tutto da par suo, introducendo ancora altre novità, non ultimo un gioco di primi piani che nel finale dà un sapore quasi espressionista. Il film, contrariamente alle attese degli addetti ai lavori, fu un grande successo, e malgrado il budget risicato. Ebbe il plauso di critica e pubblico.

Tutto bene, dunque? No. Purtroppo, parere personale, il film non ha ritmo, o ne ha di sbagliato, per gran parte, soprattutto nella prima ora. Ora in cui, francamente, non succede granchè, o nulla, se vogliamo, e Griffith, senza offesa, mena il torrone. Tutto altro discorso per l'ultima drammatica mezz'ora. Nel complesso vado dunque controcorrente e darò una sufficienza e basta.

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