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La terza parte della notte

Regia di Andrzej Zulawski vedi scheda film

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La recensione su La terza parte della notte

di Atreides
9 stelle

E il primo angelo sonò; e venne una gragnuola, e del fuoco, mescolati con sangue; e furon gettati nella terra; e la terza parte della terra fu arsa; la terza parte degli alberi altresì, ed ogni erba verde fu bruciata. Poi sonò il secondo angelo; e fu gettato nel mare come un gran monte ardente; e la terza parte del mare divenne sangue;  e la terza parte delle creature che son nel mare, le quali hanno vita, morì; e la terza parte delle navi perì. Poi sonò il terzo angelo; e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia; e cadde sopra la terza parte de’ fiumi, e sopra le fonti delle acque.

 

La Notte come eclissi dell'umanità, il senso della fine imminente e la contagiosità del male.

 

L'unico lavoro abbastanza remunerativo rimasto nella Polonia devastata dall'invasione nazista è quello di fare da cavie umane per la produzione del vaccino contro il tifo. Michal deve offrire il suo sangue ai pidocchi oltre che al braccio armato della nazione che si è arrogata il titolo da Razza Superiore. 

Lo sfondo è quello di un massacro universale, in cui ogni valore positivo, ogni forma di solidarietà, di compassione, di altruismo si è estinta rapidamente ma tra atroci sofferenze. Madre, moglie e figlio di Michal sono stati barbaramente trucidati dagli invasori e l'uomo è stato condannato a una sopravvivenza che non aveva chiesto.

 

L'uomo non esiste più, solo poteri che cercano di cannibalizzarsi a vicenda con crescenti livelli di crudeltà. 

 

La fine, tanto attesa non arriva, le fiamme di questo inferno sono minacciose, dolorose e deformano la realtà ma senza arrivare a lambire la carne. Per questo sono così intollerabili.

 

In un labirinto confuso, tutto sembra ripetersi e Michal sembra essere perseguitato da coloro che ha perso.  Perché un caso fortuito gli farà incontrare Marta, straordinariamente somigliante alla defunta moglie Helena. Si troverà ad assistere al parto di quest'ultima e all'arresto nonche quasi omicidio del marito Jan, inevitabilmente Michal comincierà a considerare Marta la reincarnazione si sua moglie e il neonato, reincarnazione del proprio figlio con la conseguente impossibilità di abbandonarli e pensare unicamente alla propria sopravvivenza

 

La storia è spogliata di ogni epicità, il nemico si vede poco e la macchina da presa sembra assumere la prospettiva di un ipotetico compagno di sventura di Michal. La questione della resistenza all'invasione è quasi del tutto sorvolata, Michal è un uomo solo che cerca di sottrarsi ai colpi terremotanti di un ciclope senza allontanarsi dal mostro.

 

I pidocchi non solo succhiano il sangue alle cavie umane del laboratorio ma sono vampiri che distruggono ogni sovrastruttura mentale su cui si basa lo spirito di accrescimento personale. Essi uccidono la cultura, e sanciscono la fine del ruolo della stessa nella società.

 

Così ogni tendenza "esterna" del pensiero viene annichilita, riducendo gli uomini a una passività che rinnega tutto ciò di incontrollabile che non può ferire, nella certezza che non possiamo raggiungere qualcosa che è "destinato" ad essere al di fuori della nostra portata, non si può trasformare l'incontrollabile in controllabile e dalla crudeltà insensata si può solo fuggire e mai affrontarla a viso aperto.

 

Tolta la contestualizzazione storica, tolta la possibilità di trasformare il dramma in una vendetta alimentata dal carburante di una ritrovata veemenza patriottica rimane solo la confusione sulla causa dell'estinzione ma anche sulla stessa esistenza di leggi morali, perché tutto è in evoluzione è non c'è nessun apparato salvifico di origine divina, i Fantasmi che generano il Male sono interriorizzati dal deragliamento del processo storico.

 

 

 

 

 

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