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Il fiume

Regia di Jean Renoir vedi scheda film

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La recensione su Il fiume

di marco bi
9 stelle

Il fiume (Le Fleuve /The River) è un raro film sincero. Nato da una vena felice ha poi beneficiato della somma di tante componenti genuine che hanno contribuito all’affascinante risultato finale. A partire dalla sceneggiatura, della stessa Rumer Godden e di Jean Renoir, chi meglio della scrittrice e del regista potevano elaborarla?

 

Nel 1951 Jean Renoir (Montmartre 1894 – Beverly Hills 1979), nostalgico "narratore di storie con la cinepresa", inquieto regista... "Il cinema non è che un eterno ricominciare" ma uomo felice... "perché ho girato dei film che ho desiderato girare", dopo il non esaltante ‘periodo americano’, spinto dall’entusiasmo del produttore Kenneth McEldowney che si era innamorato dell’india, dirige questo ennesimo capolavoro (non da tutti riconosciuto tale) degno di stare tra i suoi migliori film sonori come La cagna (La Chienne 1931); Toni (1934); La grande illusione (La Grande illusion 1937); L'angelo del male (La Bête humaine 1938); La regola del gioco (La Règle du jeu 1939); Il testamento del mostro (Le Testament du Docteur Cordelier 1959). Figlio del celeberrimo pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir che lo ritrasse più volte nei suoi quadri (in uno vediamo Jean a 6 anni con i capelli lunghi come fosse una bambina), tra i più grandi maestri del cinema di tutti i tempi - capace come pochi di entrare in intimità con i personaggi - è stato anche produttore, sceneggiatore, scrittore, attore e soldato. I critici dell’epoca sottovalutarono o non compresero (o rimasero spiazzati) il suo rigore professionale, il fascino ambiguo, l’ estrema libertà nel cercare temi e stili registici fuori dai soliti canoni.

 

 

Il fiume scorre lento e indifferente, come il teatro della vita di cui è silenzioso testimone, con le albe e i tramonti, le nascite e le morti, introduce la narrazione fluida e sognante del film che è cadenzato dal susseguirsi delle stagioni con relative feste indiane: Diwali, la festa delle luci all'inizio dell'inverno; Makara Sankranti, la festa degli aquiloni in gennaio; Holi, la festa dei colori all'inizio della primavera con il rosso lanciato sulla gente e le mani femminili che dipingono, con una tinta bianca di polvere di riso, una figura complessa fatta di petali di fiori messi a spirale chiamata "Rangoli". La protagonista è Harriet, la nostra narratrice, una ragazza inglese che vive in India in una bella casa sulle rive di un affluente del fiume Gange con Il padre, direttore della fabbrica per la lavorazione della juta, la madre, le sorelle piccole ed il fratellino Bogey che, con l’amico indiano Kanu, vuole imparare a incantare i cobra suonando il flauto. Harriet ha due amiche: Valérie, figlia del proprietario della fabbrica, e Melanie, sua vicina di casa di sangue misto. Le famiglie si frequentano, hanno case aperte, con leggendari giardini sacri ma le novità scarseggiano e i giovani uomini occidentali pure. Così quando a casa di Melanie arriva un cugino americano, il capitano John - nonostante abbia perso una gamba in guerra e porti una protesi - Harriet e le due amiche si invaghiscono di lui e lo invitano alla festa delle luci. Ognuna di loro per ingraziarselo, utilizza al meglio la propria personalità: Harriet gli fa leggere le sue poesie, Melanie sogna di trasformarsi in una dea che danza con incantevole grazia il ballo "Katakali", Valerie, la più grande, lo corteggia e si lascia baciare, le altre se ne accorgono e rimangono deluse. Le cose precipitano quando, in un’ afosa giornata tropicale, il piccolo Bogey cerca di incantare un cobra ma viene morso... Harriet tornerà in patria e diventerà una scrittrice... sarà lei la Rumer Godden che ha scritto il racconto da cui il film è tratto?

 

 

 

Il fiume (Le Fleuve /The River) è un raro film sincero. Nato da una vena felice ha poi beneficiato della somma di tante componenti genuine che hanno contribuito all’ affascinante risultato finale. A partire dalla sceneggiatura, della stessa Rumer Godden e di Jean Renoir, chi meglio della scrittrice e del regista potevano elaborarla riuscendo a farci ‘sentire’ la magia dell’ India e a farci rivivere i patemi dell’ adolescenza? Per la fotografia in Technicolor, del suo primo film a colori, Renoir chiese al nipote Claude di non usare filtri per impressionare la pellicola ma solo i meravigliosi colori saturi dell’India. La colonna sonora di M. A. Partha Sarathy è un perfetto connubio di musica occidentale (Schumann, Mozart) e musica orientale (canti tradizionali per le feste, musica per flauto e musica funebre). Anche l’utilizzo di attori professionisti non famosi e di gente comune del posto è molto efficace. Melanie è la danzatrice indiana Radha Shri Ram (vedi  Radha's Dance su  Youtube).

 

 www.youtube.com/watch?v=rfAgPHP9c4k

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