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Il manoscritto trovato a Saragozza

Regia di Wojciech J. Has vedi scheda film

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La recensione su Il manoscritto trovato a Saragozza

di sasso67
9 stelle

Per chi più di vent'anni fa lesse il romanzo nella sua prima edizione italiana, rileggendolo una decina d'anni fa quando la TEA mise in commercio l'edizione integrale, era più che inevitabile cercare di vedere questo film polacco realizzato nel 1965 da Wojciech Has (1925-2000). Il fascino del libro del conte Potocki, che mise fine alla propria vita con un colpo di pistola nel 1815, poco dopo avere terminato (ma chissà se il romanzo può veramente dirsi compiuto) di scrivere in francese il "Manoscritto trovato a Saragozza", si riverbera anche sul film del regista polacco, che mantiene le promesse. Il pretesto della trama, che segue per quanto possibile quella del libro, è abbastanza semplice: Alfonso Van Worden, giovane ufficiale delle truppe napoleoniche di stanza nel sud della Spagna, nominato capitano delle Guardie Valloni, parte per raggiungere il proprio reggimento a Madrid. Per fare ciò, deve attraversare la Sierra Morena, che da contrada montagnosa si trasforma in una sorta di labirinto fuori dal tempo, dove gli eventi si ripetono uguali a sé stessi, riportando i personaggi sempre al punto di partenza, mentre le storie, popolate di banditi, cabalisti, cavalieri erranti, fantasmi e donne fatali, si incastrano l'una dentro l'altra in un groviglio inestricabile di sogno e realtà. Ebbene, il film di Has, pur lungo tre ore, non poteva, per definizione, contenere tutti i temi e i personaggi del romanzo "maledetto" di Potocki, però ne offre l'indispensabile e, soprattutto, riesce a riproporne lo spirito, nonostante che il protagonista, impersonato dal bravo Cybulski (morto nel 1967, a soli trentanove anni, travolto da un treno), non corrisponda troppo al personaggio romanticamente tratteggiato dallo scrittore polacco. Has, tuttavia, sa rendere l'atmosfera al tempo stesso sonnolenta e minacciosa di una Sierra Morena tutta ricostruita in Polonia, con quella piattaforma spaziotemporale - che ricorda il time warp dei videogiochi - chiamata Venta Quemada, con l'oscura minaccia rappresentata dalla banda di briganti di Zoto e dei suoi fratelli, inquietanti anche dopo essere stati appesi sulla forca. La versione che ho visto, in polacco con i sottotitoli italiani, è di qualità scarsissima, in alcuni punti addirittura fuori sincrono, ma, con l'aggiunta di una fotografia in bianco e nero ispirata ai classici dell'espressionismo (in particolare direi al "Don Chisciotte" di Pabst), non fa che aumentare il fascino di questo film tratto da uno dei capolavori della letteratura mondiale.

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