Espandi menu
cerca
Così fan tutti

Regia di Agnès Jaoui vedi scheda film

Recensioni

L'autore

lao

lao

Iscritto dal 16 febbraio 2005 Vai al suo profilo
  • Seguaci 19
  • Post -
  • Recensioni 313
  • Playlist 11
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Così fan tutti

di lao
8 stelle

UN CORO DI PRINCIPIANTI--- L’ immagine dei coristi principianti è un’ingegnosa metafora della visione del mondo della Jaoui, regista de “il gusto degli altri” qui al suo secondo lungometraggio: l’orchestra è il microcosmo in cui a ciascuno di noi è dato vivere e solo dopo un lungo tirocinio qualcuno impara a cantare, senza sovrapporre la propria voce a quella degli altri, con l’umiltà di cambiare e di modificarsi: molti al contrario, come il padre della giovane Lolita, la protagonista del film, si alzano nel bel mezzo delle prove, patologicamente prigionieri del proprio egocentrismo. “Il così fan tutti” diventa in questo modo la vera discriminante fra essere umani: da una parte gli integrati e dall’altra coloro che non accettano di uniformarsi al modello di comportamento prevalente. E nella necessità morale di ricercare un equilibrio individuale in una società dominati nei suoi gangli vitali dall’ossessione per il potere e dalla volontà di autoaffermazione si può individuare il messaggio dalla vicenda. Il punto di vista privilegiato è quello delle vittime, soprattutto donne, figlie e mogli, ancora relegate ai margini in ruoli di scarsa responsabilità e apprezzate solo se dotate di un aspetto perfetto: non a caso Lolita soffre per un corpo soprappeso, la nuova e bella moglie del padre è ossessionata dalle diete, e la loro è un ‘esistenza infelice di appendici di un uomo importante; anche Sylvia, la maestra di canto di Lolita, non riesce ad essere altro che un’ombra del marito, scrittore in via di successo. Se i maschi inseguono gloria e denaro, indifferenti verso gli altri, vili nel trovare maschere a meschinità e opportunismi, invece le donne trovano il coraggio di una ribellione non clamorosa, ed acquisiscono imparando dai propri errori maturità e consapevolezza: Lolita comprende che non esistono solo cinismo e carrierismo, ma anche gentilezza, amore e la possibilità di essere amate per se stesse. Sylvia riesce ad avere la forza di abbandonare il marito e la sua recente fortuna. Quello della Jaoui è un cinema di parola, con le radici nel teatro di boulevard francese, che ha i suoi puntelli in una sceneggiatura studiata per caratterizzare ambiente e personaggi, per assecondarne evoluzione o immobilismo, atta ad imitare linguaggio ed atteggiamenti elegantemente ipocriti di una borghesia urbana colta e benestante: arrivismo ed egoismo sono celati da un’ironia corrosiva ed offensiva nei confronti degli inerti, coloro che la loro stessa purezza di cuore disarma. Nella pellicola danno pessima prova di sé proprio gli artisti pubblicamente riconosciuti, ma la faccia opposta della medaglia è la profusione di sublime musica da camera a commento delle varie peripezie dei personaggi. Come si conciliano una concezione dell’arte come elevazione dalla brutture del mondo e una visione così pessimistica di chi fa di quella la propria professione? O i poeti “laureati” non sono quasi mai tali veramente, o più semplicemente l’arte appartiene più a chi la vive che ai suoi autori.

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati