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In linea con l'assassino

Regia di Joel Schumacher vedi scheda film

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La recensione su In linea con l'assassino

di degoffro
6 stelle

Stu Shepard è un giovane ambizioso press agent newyorkese, arrogante, strafottente e pieno di sé, sempre vestito griffato, con finto orologio da 2000 dollari al polso, cellulare perennemente acceso, un ingenuo e zelante ragazzino come assistente, ovviamente non stipendiato. In realtà Stu è più fumo che arrosto, dato che, al di là delle sue millantate conoscenze, i suoi contatti sono ben poca cosa. Tra le sue consuetudini giornaliere vi è quella di fermarsi ad una cabina telefonica a Manhattan, tra la West 53 Street e la 8th Avenue, così che la moglie non possa guardare i tabulati del telefonino, per chiamare la giovane attrice Pamela, una delle sue clienti, per la quale prova una forte attrazione fisica, e ciò nonostante sia sposato da poco più di un anno con la fascinosa Kelly. Una mattina, subito dopo la solita chiamata a Pam, il telefono della cabina squilla. Stu solleva la cornetta e dall'altro lato della linea scopre che c'è un cecchino, nascosto in una delle mille finestre che si affacciano sulla strada, che lo tiene sotto tiro con un fucile telescopico. Se riattacca l'uomo lo uccide. Scopo del cecchino è mettere Stu di fronte alla sua vuota esistenza fatta di inganni, arrivismo, disprezzo, menzogne ed apparenze. Dovrà confessare a Pam di essere sposato e alla moglie il suo rapporto con Pam. Per dimostrare a Stu che non scherza, il cecchino uccide un magnaccia che, sotto le veementi pressioni delle sue furibonde ragazze, chiede insistentemente a Stu di poter utilizzare il telefono. L'arrivo della polizia ed il sospetto che Stu abbia ucciso l'uomo complicano ulteriormente la situazione. Tenere costante la tensione per 80 minuti con un film ambientato sostanzialmente tutto in una cabina telefonica e girato in tempo reale è un bel risultato. E' innegabile che a "In linea con l'assassino", diretto con robusto mestiere dal discontinuo ma a volte eccellente Joel Schumacher ("Un giorno di ordinaria follia" il suo cult, ma ottimi anche "Linea mortale", "Il cliente" e "Tigerland"), non difettino suspense, ritmo serrato, brillante ironia (appena arrivato sul posto del delitto il capitano, dopo avere sentito il resoconto dei suoi uomini, sorpreso afferma: "Ma come, quello della cabina ha sparato e poi si è fermato a telefonare?"), e coinvolgimento emotivo: certo non ci si annoia. Il che è già un pregevole elemento da mettere nell'attivo. L'uso dello split screen è forse esagerato, ma pare indispensabile, dato il soggetto, per rispettare l'unità spazio-tempo-azione. Molti siparietti sono spassosi (le isteriche prostitute, simpaticamente definite dal loro pappone "il sindacato del tanga", che tormentano Stu, perché hanno un impellente bisogno di quel telefono pubblico per lavorare, Stu obbligato a provocare il capitano di polizia sulle sue disavventure coniugali). Interessante anche l'idea di un cecchino che mette spalle al muro la sua vittima che non è colpevole di crimini efferati, ma semplicemente ha nella vita un atteggiamento sbruffone, prepotente, egoistico e sprezzante, del tutto indifferente a quelli che gli stanno intorno, che siano amici, colleghi, clienti o peggio ancora la moglie: "colpevole di crudeltà verso i tuoi simili" dice il cecchino. Prendere di mira un tipo di soggetto, amorale, cinico e scafato, che oggi va per la maggiore e che soprattutto crea pericolosi, infiniti emuli e spiattellargli in faccia con crudeltà tutta la sua vacuità, solitudine, mediocrità e frivolezza è una situazione estrema ma senza dubbio efficace. Un contrappasso sadico ma funzionale. Tutto gira a meraviglia fino a quando Stu, come nel peggiore dei reality show, è costretto a confessare in piazza la sua inadeguatezza, la sua presunzione e la sua ipocrisia, prende coscienza dei suoi errori, o meglio dei suoi "peccati di mistificatore, omissione e inganni", coglie al volo la possibilità offertagli di rimediare e giunge alla agognata redenzione con tanto di perdono da parte della comprensiva ed innamorata moglie. Qui il film si fa fastidiosamente moralista, perde gran parte della sua incisività, allarmismo ed arditezza, l'angosciante clima di ossessiva paranoia si sgonfia miseramente. Oltremodo prevedibile, affrettato e posticcio poi il finale: il corpo trovato nella stanza dove avrebbe dovuto nascondersi il killer è di un umile pizzaiolo, in precedenza trattato a male parole da Stu, mentre il vero cecchino circola liberamente e sornione tra la folla curiosa e fa persino in tempo a salutare Stu intontito sull'ambulanza, raccomandandogli di comportarsi bene altrimenti si farà di nuovo vivo. Colin Farrell, praticamente in scena per tutto il film, pur bravo mi è sembrato però più convincente e maturo in "Tigerland", l'altra sua prova con Schumacher. Sempre ottimo invece Forest Whitaker, nei panni dell'umano capitano. Il cecchino è Kiefer Sutherland. Le due donne di Stu sono interpretate da Radha Mitchell (Kelly) e Katie Holmes (Pam), oggi più nota come signora Cruise. E proprio sul rapporto con Kelly e Pam si ha il dialogo più spiritoso del film. Una giustificazione quanto meno curiosa ed originale da parte di Stu sul fatto di avere l'amante: "E' come avere una bella casa, ma ogni tanto sogni lo stesso una breve vacanza. Una bella stanza d'albergo con una bella vista. E magari una piscina. E' solo una fantasia, perché casa tua non la abbandoni mai!" Impagabile la replica del killer: "Kelly una casa e Pam un motel. Apprezzerebbero tutte e due il paragone!" Sceneggiatura di Larry Cohen che aveva già proposto l'idea di un film in una cabina telefonica negli anni sessanta niente meno che ad Alfred Hitchcock. Il maestro apprezzò l'idea, ma il progetto fu abbandonato perché né lui né Cohen riuscirono a trovare una trama plausibile per mantenere il film confinato alla cabina. Cohen riprese poi il soggetto alla fine degli anni '90 quando ebbe l'idea del cecchino e sarebbe poi ritornato sul tema con il ben più modesto "Cellular" con Kim Basinger. Insolitamente prodotto da David Zucker, più noto per le regie dei demenziali "L'aereo più pazzo del mondo", "Top secret", "Una pallottola spuntata" e il terzo e quarto episodio di "Scary movie". In ogni caso l'analogo "Liberty stands still" dell'anno precedente, con Linda Fiorentino e Wesley Snipes, pur non travolgente, si sforzava di percorrere strade meno battute, giungendo a soluzioni meno…telefonate. Girato in due settimane a Los Angeles, avrebbe inizialmente dovuto essere distribuito nel novembre del 2002 ma la Fox ne ha ritardato l'uscita per gli attacchi di un cecchino in Maryland, Virginia e Washington, episodio che aveva tragicamente anticipato la fiction. Basato su un corto di uno studente della New York University intitolato "End of the line". Costato 10 milioni di dollari, ne ha incassati quasi 50 solo negli States. In Italia, distribuito a fine giugno del 2003, non è andato oltre il milione di Euro. Anche Michael Bay era stato preso in considerazione per la regia, mentre per il ruolo principale si era inizialmente pensato a Jim Carrey o Will Smith.
Voto: 6

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