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Ecce Bombo

Regia di Nanni Moretti vedi scheda film

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La recensione su Ecce Bombo

di Baliverna
8 stelle

E' un film decisamente particolare, che però secondo me ha il suo perché e il suo motivo d'interesse. E' basato quasi interamente sui dialoghi, e il fatto che regga per tutta la sua durata è una riprova che essi sono interessanti, e comunque l'insieme è condotto bene. Altrimenti è ovvio che un film solo parlato senza trama sarebbe una noia mortale. E' un ritratto interessante e credo fedele dei giovani della fine degli anni '70, periodo ancora abbastanza fresco di contestazione, la quale però inizia a mostrare vistosamente la corda. Il regista, infatti, evidenzia senza pietà tutte le contraddizioni, i limiti, e le miserie umane della contestazione e dei contestatori. Si va dal leader studentesco che vuole occupare il liceo solo perché non ci era mai riuscito prima (dimenticandosi dello scopo della protesta, che forse non c'è neppure), a tutte le velleità dei gruppi di contestazione e di "autocoscienza". Anche il loro slancio di solidarierà - come si vede nell'ultimo episodio - è vacuo e fragilissimo, tanto che si perde subito per strada. I giovani ritratti dal film sono dei personaggi tanto intenti in discussioni, proclami ideologici, autocoscienza e slanci di contestazione, quanto sono inconcludenti, dispersivi e fannulloni, magari pure mantenuti. E' emblematico a questo proposito il personaggio della ragazza che dice "giro, conosco gente, faccio cose", quando in realtà passa le giornate a perdere tempo, scroccando qua e là quello di cui ha bisogno e vivendo a sbafo nell'appartamento del fratello. Non a caso il film - e il personaggio del protagonista - è pervaso di tristezza, anche apertamente dichiarata. Le scene più tristi forse sono forse quelle di menage familiare, coi genitori e la sorella. Una persona che non copre il proprio far nulla con parole altisonanti è la ragazza che "ha problemi", è in cura psicologica, ed è sempre triste.
Nanni Moretti è apertamente di sinistra, ma non c'è nulla di meno ideologico di questo film, che mette il dito su molte delle piaghe della sinistra di quegli anni, e soprattutto è pieno di dubbi. L'unica certezza è che "i rossi non sono uguali ai neri", come grida ad un certo punto l'attore-regista. Oltre alla ragazza che "gira" e "fa cose", rimangono impressi il compagno etiope (che non si vede mai), e l'aspettare l'alba a Ostia. Un'ultima cosa: è un film dove si telefona moltissimo.

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