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Mystic River

Regia di Clint Eastwood vedi scheda film

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La recensione su Mystic River

di GIANNISV66
10 stelle

Il Mystic è uno dei fiumi che attraversano Boston. Nel nome richiama l'accostamento a qualcosa di esoterico, in realtà è dovuto alla contrazione anglofona del termine indiano “muhs-uhtuq” (grande fiume) che lo indicava.
Resta però il dubbio che la casualità lessicale che ha portato a designare un fiume con nome così particolare sia stata sfruttata dallo scrittore Dennis Leahne, autore del romanzo sui cui è basata questa pellicola (La Morte non dimentica), per narrare una vicenda il cui fulcro è un viaggio nell'animo umano e, come tale, un'esperienza che possiamo definire “mistica”.
Intenzioni o meno dell'autore, è certo che con questo Mystic River il regista Clint Eastwood raggiunge uno dei suoi picchi di eccellenza, realizzando un'opera che con l'intensità dei suoi contenuti avvolge lo spettatore conducendolo in una sorta di esperienza purificatrice.
La storia parte dal 1975 quando tre ragazzini in un pomeriggio innocente conoscono la violenza di adulti senza scrupoli. In particolare a farne le spese sarà Dave, rapito da due finti poliziotti da cui riuscirà a liberarsi dopo quattro giorni di abusi.
Libero dalla prigionia materiale, Dave non riuscirà però a liberarsi dei demoni che gli opprimono l'animo.
Trascorrono venticinque anni e i ragazzini sono ormai adulti, con strade differenti nel loro destino: Sean (uno straordinario Kevin Bacon) è un poliziotto in crisi familiare che nasconde i suoi problemi al mondo e a se stesso con il formalismo del tutore della legge tutto d'un pezzo, Jimmy (Sean Penn in uno dei ruoli migliori della sua carriera, premio Oscar) è un boss malavitoso che copre i suoi loschi traffici con una attività apparentemente legale di commerciante, mentre Dave (Tim Robbins, anche lui premiato con l'Oscar, ma lo avrebbe meritato anche, e forse anche più di Robbins, Kevin Bacon) è un adulto problematico in lotta con i fantasmi del suo tragico destino di vittima.
Le loro strade tornano ad incrociarsi in seguito alla scomparsa della figlia di Jimmy, su cui indagherà Sean e per la quale Dave si ritroverà progressivamente nelle vesti del principale sospettato.
Sarebbe veramente riduttivo etichettare Mystic River come un thriller, anzi va detto che se così lo si vuole definire allora si deve parlare di un thriller veramente atipico. Perché l'indagine vera e propria non è quella sul tragico omicidio della figlia di Jimmy, ma sulle esistenze dei tre protagonisti, sugli eventi e anche sulle casualità che li hanno portati ad essere quello che sono.
Emblematica la scena in cui Dave racconta al figlioletto una fiaba terribile in cui trasfigura la sua esperienza, immerso in una cupa luce lunare che sembra trasformarlo in un lupo mannaro. Perché questa è l'idea di fondo che ci accompagna nella visione, i ragazzini sono sfuggiti ai mostri (Dave addirittura è riuscito a sopravvivere all'esperienza più tremenda, che ha appena sfiorato gli altri due) ma ora mostri rischiano di esserlo diventati loro.
A Eastwood va dato pieno merito di aver costruito un film straordinario, un capolavoro sulla morale e sull'etica umana e su come possono diventare labili i parametri entro cui l'umanità racchiude questi concetti basilari quando gli avvenimenti sembrano voler seguire un corso contro cui l'uomo in sé sembra potere poco.
Esattamente come la corrente di un fiume che scorre imperturbabile nella direzione che gli ha conferito la natura.
E se questa operazione è riuscita è grande merito anche di uno straordinario cast, un gruppo di professionisti che in questa pellicola lavorano al meglio delle loro possibilità.
Detto dei tre protagonisti, non si può non menzionare la notevole prova di Marcia Gay Harden nei panni di Celeste, moglie di Dave, una maschera da tragedia greca nel devastante conflitto interiore che la angustia tra l'amore per un marito che appare indifeso come un bambino e i dubbi su una sua possibile colepvolezza. E citazione doverosa anche per Laurence Fishburne nei panni del Sergente Whitey Powers, compagno di Sean nell'indagine.
Il film è ricco di momenti chiave, contraddistinti da una forte valenza simbolica (quasi momenti mistici, esattamente come il nome del fiume). Così Dave in piena notte guarda alla televisione Vampires di Carpenter (e mi piace molto vedere in questo un omaggio del grande Clint al non meno grande John), abbiamo già ricordato sopra la scena della favola, fino ad arrivare alla straziante (e tragicamente sbagliata) resa dei conti tra Jimmy e Dave sempre sulle sponde, per meglio dire su un dirupo a picco sul fiume Mystic.
Alla fine Sean riuscirà a risolvere il caso scoprendo i responsabili della morte della ragazza, ma sarà una soluzione a metà, perché al di là dell'indagine poliziesca resteranno intatte le ombre del passato. Una soluzione a metà, così come sulla lastra di cemento mostrata alla fine del film con incisi i nomi dei tre protagonisti, il nome di Dave è inciso solo per metà. Interrotto venticinque anni prima da due orchi cattivi sotto forma di uomini.

Sulla trama

Sean Devine (Kevin Bacon): “Mandare in galera gli assassini, non è che mandarli nel luogo in cui hanno indirizzato la loro stupida vita.....”
 
Sean Devine (Kevin Bacon): "A volte penso che... penso che ci siamo saliti tutti e tre insieme in quella macchina. E tutto questo è solo un sogno, lo sai?"
Jimmy Markum (Sean Penn): "Un sogno, certo."
Sean: "In realtà, siamo ancora ragazzini di 11 anni chiusi in una cantina a immaginare come sarebbe stata la nostra vita se fossimo scappati."
Jimmy: "...Forse hai ragione, Sean. Chi cazzo lo sa?"

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