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I lunedì al sole

Regia di Fernando León de Aranoa vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su I lunedì al sole

di ed wood
8 stelle

Film notevole per diversi motivi. Anzitutto per il modo con cui indignazione e sconforto vengono temperati dalle amarissime goccie di uno humour all'acido solforico. Poi per la capacità dell'autore di schivare agilmente tanto l'ascetismo di un Kaurismaki quanto la durezza di un Loach, avvicinandosi forse (come fa notare Fittante) al surrealismo di un Guediguian. Infine per la mimetica performance di un Bardem irresistibile, capace di disegnare un memorabile personaggio fra realismo ed epica del quotidiano, un anti-eroe la cui dignità di fondo non nasconde mai le umane debolezze. Film buffo e melanconico, sfiora spesso il grottesco senza mai caderci, ti ammalia con il suo andamento corale e centrifugo, col suo ritmo pigro, flaccido, che pare aprirsi ad improvvisazioni, per poi tornare serio evidenziando, senza tentennamenti, i drammatici effetti che il neo-liberismo (ma anche la perdita di unità fra i lavoratori e i sindacati) ha causato sulle fasce sociali più deboli. Copione ispirato in alcuni frangenti (i preparativi ai colloqui di lavoro, le serate alcooliche e depresse al bar), più prevedibile (la polemica contro i bancari, le tresche extra-coniugali) o ambiguo (il rapporto fra Bardem e la maliziosa figlia del barista) in altri...ma poco importa perchè questo è un film di regia. E Aranoa lascia il segno, indovina tutti i tempi, mescola i toni senza stridore, gestisce elegantemente le digressioni, rende avvincente persino il torpore narrativo, restituisce senso di realtà alle storie raccontate. E ci regala pure una scena tragicomica, straziante, quella in cui, un uomo si tinge i capelli per sembrare più giovane ad un colloquio, ma quando viene chiamato dal selezionatore il colore gli cola sulla nuca: con un'opportuna quanto coraggiosa ellisse, Aranoa ci priva di una possibile scena divertente e ci mostra l'uomo, dopo il colloquio, sciacquarsi la testa in una fontana. Una sequenza che, da sola, rivela la tragica serietà di un'opera esteriormente leggera: attesta, in definitiva, l'onestà morale di questo film e dei suoi autori.

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