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Tutti per uno

Regia di Richard Lester vedi scheda film

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La recensione su Tutti per uno

di maso
10 stelle

Risultati immagini per hard days night

 

La beatlmania tutte le lacrime si porta via in questo documento storico firmato da Richard Lester ed animato dai Fab 4 in piena rivoluzione sessuale e culturale oltre che cinematografica ed autoreferenziale dato che A hard day's night è un esempio indiscutibile di Free cinema, ovvero quel movimento stilistico nato in Inghilterra i quegli anni che prevedeva forme libere di filmaking per il quale Anderson, Schlesinger, Richardson saranno i portabandiera più prominenti.

Lester si ritaglia la sua posizione in questo movimento immortalando i leggendari Beatles nel loro periodo più sincero e spensierato, quando ancora droghe, attriti e qualche partner invadente non li avevano logorati nei rapporti interni, per fare ciiò sceglie di raccontare una loro trasferta a Londra dove saranno il pezzo forte di uno show televisivo.

La fortuna è dalla parte del regista sotto l'aspetto puramente musicale perchè l'album che da il titolo al film, coniato da una frase ad effetto uscita dalla testa di Ringo Starr, è sicuramente il capolavoro del periodo "mocker" dei Fab 4, non è un caso che io abbia citato questa battuta epocale ancora di Ringo in risposta ad una intervistatrice all'interno del film, è classificata fra le migliori 100 della storia del cinema proprio perchè nel periodo di rivalità fra le fazioni Mod e Rocker i Beatles esprimevano il meglio dei tratti distintivi di entrambi: l'immagine elegante con i capelli ordinatamente lunghi ma anche la carica energetica espressa sul palco dalla loro magica musica che durante il film è già cover in altri generi, qui con sonorità jazz da big band e nel successivo Help eseguita con sitar e bordoni metallici ma sempre inconfondiblmente A hard day's night ...."La notte di un giorno massacrante".

La dura giornata dei Beatles inizia con quell'accordo in Sol-sus- che ha fatto epoca come la primissima scena del film in cui da una inquadratura fissa frontale dei ragazzi in fuga una serie di fuori programma passano l'esame del -cut and print- del rgista proprio perchè siamo nei territori del free cinema dove tutto è consentito: George iciampa, Lennon lo osserva, una biondina del gruppo delle insegutrici le rallenta, George si rialza comunque ridanciano, si è strappato il vestito e controlla di non essersi ferito alla mano mentre la fuga è già ripartita, una serie di fuori programma così liberamente free da fare da copertina perfetta al film.

I ragazzi scortati dal loro onnipresente impresario vengono condotti alla stazione di Liverpool dove orde di fans impazziti vengono dribblati a fatica ma poi il viaggio riserva piacevoli sorprese, in primis la presenza di nonno McCartney, un personaggio ovviamente fittizio che a lungo andare rompe un po' con il suo accento irlandese duro da intendere ma fornisce all'esile racconto più di uno spunto divertente.

La scena più significativa del viaggio in treno ci mostra John e Paul attaccare discorso con delle belle ragazze, la biondina in particolare ha un viso che colpisce e infatti Patty Boyd diventerà la prima moglie di George Harrison ispiratrice di molte canzoni.

Il taglio documentaristico incornicia la scena del party: sulle note della scatenata I wanna be your man i Beatles si concedono alla vita mondana, sembra impossibile che si ballasse a questi ritmi, con questi abiti e che gli ammennicoli più di tendenza fossero gli anelli alla mano di Ringo Starr, sinceramente provo una certa invidia nel vedere come ci si divertiva una volta, mi sembra ci fosse più spirito di aggregazione e semplicità oltre ad una musica di sottofondo soft e romantica come All my loving che permetteva più facilmente un approccio al gentil sesso.

I Fab 4 sono a briglia sciolta e liberi di improvvisare e molte situazioni sono nate sul set giornaliero, durante la conferenza stampa Lennon comincia a sfoggiare il suo umorismo dissacrante tutto english e demenziale: come avete trovato l'America?.....ad ovest della Groenlandia, e qual'è il tuo hobby preferito? La risposta nascosta agli spettatori scritta in un foglietto di carta è tits-tette.

La dura giornata agli studios è un caleidoscopio in tinte black and noir in cui i Beatles incrociano maghi e ballerine, attori e impresari ma il tutto gira sempre intorno a loro, con la libertà concessa da Lester come regola di base nelle scene recitate tanto in quelle musicate in cui vengono immortalate le esecuzioni di due gemme come I love her e If I fell rispettivamente di McCartney e Lennon, due delle canzoni d'amore più belle mai scritte suonate e arrangiate.

L'azione prima dello show finale si sposta all'esterno e Lester sfrutta la folgorante Can't buy me love a commento della sequenza più agitata e stilisticamente senza regole del film dove Paul, George, Ringo e John si trovano in uno spazio apertissimo e giocano ai quattro cantoni, o si rotolano per terra, saltano disordinatamente e Lester usa tutte le tecniche di ripresa possibili che al tempo credo fecero anche un certo effetto: speed frames, rallenty, riprese da elicottero, camera a mano e un montaggio senza un ordine logico scandito solo ed esclusivamente dalla voce di Paul e il suo brano ever green che anche oggi non ha perso una briciola di vitalità.

Manca poco allo show e c'è il tempo per un diversivo divertente con Ringo in fuga solitaria per Londra dove venne ripreso mentre smaltiva veramente i postumi di una sbronza, altra tecnica contemplata dal free cinema.

Ringo viene arrestato quando manca meno di mezz'ora allo show e allora ci vogliono i suoi compagni per ripescarlo e portarlo sul palco dietro il suo drum kit mentre un folla di ragazzine deliranti e qualche maschietto sono pronti ad urlare senza sosta i loro nomi, non gli interessa neanche tanto ascoltare la musica, vogliono solo vederli ed urlare a squarciagola "John sono qui", "Paul dammi un bacio", "George abbracciami", "Ringo sorridimi", e Lester incastra una serie di primi piani verità sulle facce impazzite di questa gioventù, una biondina in particolar modo si tormenta sotto lacrime scroscianti e viene più volte inserita in questo montaggio che manifesta una volta di più come il film in questione sia il documento essenziale del matrimonio avvenuto fra beatlmania e il free cinema.

 

Risultati immagini per hard days night

 

 

Le note della travolgente Tell me why caratterizzata dall'idea geniale di un ritornello a inizio canzone, I should have known better con il riff di armonica e infine She loves you con quella caduta caratteristica su un accrdo di La bemolle in sesta minore chiudono il film fra l'entusiasmo generale dei fans in studio, gli spettatori in sala al tempo e quelli che rivedono il film oggi anche perchè Lester in questo scorcio del film ha raccolto le idee con meno libertà formale e montato l'esecuzione dei brani in maniera formidabile con alternanza di campi lunghi e primi piani da varie angolazioni, anche sui monitor della fittizia regia in studio e ovviamente intervalli fulminei dei volti impazziti delle fans dei Fab 4 che mai come in questo film brillano per coesione e affiatamento, la lacrima scende per la nostalgia allegra contrapposta a quella amara di Let it be che li vedrà sui tetti della Apple record per il loro ultimo concerto e il loro ultimo film a chiusura di un epoca che rivista oggi appare magica ed irripetibile.

ll trivia in chiusura riguarda Phil Collins che in una scena tagliata appariva come comparsa fra la masnada di giovani impazziti, credo che abbia colto il meglio dalla beatlmania diventando lui stesso un grande musicista.



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