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Le vacanze di monsieur Hulot

Regia di Jacques Tati vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Le vacanze di monsieur Hulot

di Eliaabbondanza
10 stelle

Gli anni'50 sono stati un decennio fondamentale per la cinematografia mondiale. Prendiamo ad esempio il 1953: in America due generi tradizionali come il noir e il western sono stati rivoluzionati da due grandi registi come Fritz Lang e Nicholas Ray,che hanno firmato due pellicole innovative e provocatorie( Il grande caldo e Johnny Guitar), mentre Howard Hawks ha immortalato il sex appeal di Marilyn Monroe e Jane Russell in una commedia musicale folle e scatenata( Gli uomini preferiscono le bionde); spostandoci verso l'Oriente troviamo due capolavori della settima arte, due vetuste colonne quali Viaggio a Tokyo ( di Y. Ozu) e I racconti della luna pallida d'agosto( di M.Nagata); in Italia Roberto Rossellini ( uno dei maggiori esponenti del neorealismo) ha diretto la moglie Ingrid Bergman in Viaggio in Italia, dandole l'occasione di barcamenarsi in un interpretazione intensa struggente, memorabile; e in Francia Jacques Tati ha creato Monsieur Hulot, dando vita ad un immortale opera comica,potente e disarmante. Ragazzi: che personaggio! Unico, imprevedibile,inimitabile. Non era la prima volta che Tati appariva davanti ( e dietro) la macchina da presa: qualche anno prima( nel 1949) era uscito Giorno di festa,dove il comico francese si era ritagliato il ruolo di Francoise, stralunato e buffo portalettere avente non poche analogie con Hulot, ma ancora privo di quei dettagli,quelle caratteristiche che lo renderanno celebre in seguito,portandolo al livello di icona( e che nasceranno,prenderanno vita definitivamente con questo Le vacanze di monsieur Hulot): cappelletto floscio in testa,pantaloni corti,pipa,camminata in punta di piedi,schiena china in avanti,cordiale,educato,sempre pronto ad aiutare,ringraziare,salutare chi gli sta intorno, esitante,ansioso. Con il suo stravagante modo di rapportarsi con il mondo,di muoversi,di gesticolare,con la sua capacità di creare(accidentalmente) piccoli grandi disastri,senza il benché minimo ricorso alla violenza o alla volgarità degli stereotipi rimane indelebilmente impresso nella memoria,che il film piaccia oppure no( lo spettatore,durante la visione,impara ad amarlo,ad ammirarlo): la sua personalità è cosi dirompente,travolgente,affascinante da andare oltre le pur tante virtù della pellicola, bucando lo schermo con un incisività ammirevole. Confermando la coraggiosa scelta stilistica del muto( assolutamente anticonformista in un epoca in cui la comicità si basa quasi completamente sul dialogo, sull'equivoco verbale,sulla battuta,e quasi mai sul movimento corporeo: ricordiamoci che già nel 1936 Charlie Chaplin aveva riscontrato non poche difficoltà nella realizzazione del "non parlato" Tempi moderni,ritenuto sorpassato e antiquato), mantenendosi lontano dalla farsa,dalla risata facile di bocca grossa e dimostrando il suo gusto del surreale, dell'assurdo( pur riallacciandosi ad una realtà ben riconoscibile) Tati non si accontenta di avere tra le mani una caratterizzazione eccezionale ( una vera e propria forza della natura) come Hulot, non gli basta contare sulle sue doti da clown e realizzare un esile canovaccio ( come avrebbero fatto molti suoi colleghi), tutt'altro: ha il merito( non trascurabile) di riuscire ad utilizzarlo non solo come meccanismo comico, ma anche come metafora della società, della difficoltà di integrazione e dei rapporti tra persone, arrivando a fare un discorso sul mondo per nulla scontato o banale, sganciando un feroce attacco alla borghesia( che lo ignora,lo disprezza, nonostante la sua buona volontà, la sua voglia di stringere amicizia,di rapportarsi con gli altri), stupida( vedasi a tal proposito la sequenza della ginnastica,dove un gruppo rimane,in seguito al fischio dell'istruttore,in una posizione scomoda e innaturale, senza battere ciglio),arrogante( al momento del commiato,terminate le vacanze, nessuno saluta il povero Hulot, tutti gli voltano le spalle, tranne una vispa signora inglese e un simpatico uomo di mezza età, che come lui non fanno parte del gruppo dei borghesi,sono fuori dal coro,capaci di ragionare con la propria testa: amara riflessione sull'essere diversi, sulle persone che non vengono considerate perché differenti da tutte le altre; in un pianeta cinico, meschino, materialista, Tati sposta la sua attenzione sui disadattati,incompresi perché candidi e  puri di cuore, alienati per la difficoltà provata nel vivere in una terra che non è la loro,essi sono fuori dalla normalità, dalla quotidianità, unica speranza per un futuro alquanto incerto,dominato dall'avidità alla tecnologia,dalla voglia di progresso, tema che il regista francese tratterà apertamente nelle sue opere successive,con grande efficacia), ricca di pregiudizi,ancorata ai suoi luoghi comuni. Sin dal suo ingresso iniziale al ristorante( dopo esserci giunto su di una macchina antidiluviana, buffa,infantile, cartoonesca) si intuisce che la sua permanenza porterà scompiglio,disordine, ma anche una buona dose di novità, nel rivoluzionare la solita routine a cui sono abituati i villeggianti. Già da questa breve scena introduttiva, Tati manifesta la sua voglia di stravolgere gli schemi attraverso un perfetto utilizzo delle immagini, una maniacale cura dei particolari, e, sotto una superficie che può apparire futile, ovvia( e sotto una storia in cui apparentemente non succede nulla di concreto) fa emergere,con garbata ironia e affetto,raffinate annotazioni con cui irride( mette alla berlina)non solo la borghesia,ma anche la vita coniugale( rappresentata dalla coppia anziana, lei con l'entusiasmo e la leggiadria di una ragazza ingenua e sorpresa da tutto ciò che la circonda,lui la segue rassegnato,annuendo in continuazione per il mantenimento di una buona convivenza, senza screzi o litigi),la smania di sport( irresistibile la partita di tennis,dove l'inesperto Hulot riesce a battere,con grande maestria,tutti gli avversari, passando per una volta dalla parte dei vincitori,o il momento dell'equitazione dove,seppur involontariamente,Tati si vendica della cosiddetta " gente perbene " che lo snobba),l'incomunicabilità ( sublimi gli annunci ferroviari incomprensibili trasmessi dagli altoparlanti all'inizio), lanciando anche uno sguardo lucido,tenero,divertito e disincantato sull'infanzia,con le figure di Gino( il bambino dispettoso,burlone,combinaguai)e dell'infante alle prese con l'ingrato compito di salire una scalinata mentre cinge tra le mani due coni gelato.

Oltre alle sue capacità di osservazione e di descrizione dei caratteri, è impressionante come Tati riesca a ricavare perfino dagli oggetti( suscitando ilarità con il rumore ripetuto di una porta scorrevole), dalle azioni piu insignificanti e dalle situazioni più normali( una tranquilla giornata al mare,i preparativi per un campeggio)o addirittura drammatiche( come quella del funerale) trovate visive geniali, situazioni comiche esilaranti( realizzate con un uso limitato dello spazio e delle cose), notevoli invenzioni registiche( la rappresentazione della clientela dello stabilimento come fosse un gregge di pecore), arrivando ad inserire più gag in una sola sequenza( chiamando,inducendo lo spettatore a fare molta attenzione per non perdersi neanche uno dei molteplici effetti comici insiti in una scena) e a creare un nutrito esercito di gustose figure di contorno. Infatti,oltre a saper pilotare con grande precisione il suo Hulot, il regista francese ha grande cura per i personaggi secondari, usandoli come punto di unione tra un episodio e l'altro( in modo da non far sembrare slegati i fatti che avvengono nel corso del film),e,nel frattempo,dando vita ad una serie di macchiette molto godibile( come il cameriere,che taglia l'arrosto sottile quando entrano i clienti magri,per poi tagliarlo più spesso quando entra un uomo dal peso imponente; o i due ragazzi attirati dalla bellezza della signorina fascinosa ed attraente, una delle poche ad avere interesse ,ad ammirare i bizzarri comportamenti del protagonista, dando lui l'occasione, nell'accettare il suo invito a ballare, di riconciliarsi con il mondo,di passare una seconda volta nella categoria dei vincitori). Gradevole,orecchiabile e frizzante il commento musicale ; straordinario il pirotecnico pre-finale  con i fuochi d'artificio,superiore ad ogni elogio, così come lo è tutta l'opera di Jacques Tati,  ricca di significati,poetica ed elegante,del tutto priva di cadute di gusto o di ritmo e che, sotto le sembianze di macchina umoristica, nasconde un velo di malinconia e amarezza ,impreziosendo ancora di più il tutto,trasformandolo in un capolavoro. Riallacciandomi all'inizio della recensione: in un decennio importante come gli anni'50, Tati riesce a lasciare il segno,a dare il suo immenso  contributo alla storia del cinema,realizzando uno dei film comici più importanti dell'epoca. Chapeau!

Voto:9/10

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