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I sette samurai

Regia di Akira Kurosawa vedi scheda film

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La recensione su I sette samurai

di giansnow89
9 stelle

Uno dei film dal respiro più epico all time.

In Vivere avevo rintracciato due punti cardine nella vicenda del travet Watanabe. Sicuramente, l'egoismo naturale ed umanissimo che si celava sotto l'atto di solidarietà verso il prossimo (ovvero, mi attivo per la costruzione del giardinetto non perché mi stia a cuore il benessere delle famiglie che vivono nel sobborgo, ma perché devo lasciare un segno nel mondo, devo sentirmi realizzato almeno una volta nella vita). E poi, la solitudine in cui Watanabe ha consumato sia il suo avvicinamento alla morte, sia il suo momento di suprema felicità. L'unico riconoscimento per quanto fatto, Watanabe l'ha preteso solo da se stesso. Queste due stesse linee guida le ho ritrovate ne I sette samurai. I prodi salvatori del villaggio sono tutti degli sconfitti o degli insoddisfatti: c'è chi taglia la legna per sbarcare il lunario, chi ha nausea della sua condizione agiata di nobile, chi non è nemmeno un samurai, chi come il leader morale dell'impresa (che poi, è proprio il nostro Watanabe di Vivere), dichiara di non aver mai vinto una battaglia. E quindi, l'ardimentosa prova sembra un tacito accordo fra le parti per il raggiungimento dei reciproci scopi e non tanto un inno alla fraternità universale. I contadini ottengono la tranquillità dai banditi; i samurai, un briciolo di gloria con cui corroborare la loro impolverata nomea. La sequenza finale ha la stessa forza evocativa di Watanabe sulla sua altalena: da una parte, i cittadini del villaggio che festeggiano per conto loro il successo dell'impresa, dall'altra i pochi samurai superstiti che ripartono per il loro vagare. La cooperazione non ha unito i due gruppi, ma ne ha solo dilatato la distanza al momento della separazione.  

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