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Quel motel vicino alla palude

Regia di Tobe Hooper vedi scheda film

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La recensione su Quel motel vicino alla palude

di maghella
7 stelle

Spesso fare un primo film di grande successo rende la carriera difficile.

Il secondo film è la prova del nove, per vedere se il regista ha davvero i numeri per fare questo mestiere o meno. “Non aprite quella porta” non solo è stato un grande successo di pubblico ma è diventato in seguito un apripista per moltissimi altri film di genere horror.

Per questo il secondo film di Tobe Hooper poteva essere una delusione o meno per gli appassionati.

 

“Quel motel vicino alla palude” è un buon film, non certo paragonabile al primo, ma da questo secondo passo già si nota che le abilità di Hooper non erano solo un abbaglio, una casualità.

 

Tobe Hooper aveva dei numeri e li ha saputi giocare da subito con la nascita si Leatherface, in seguito con la sua creatività morbosa.

 

La trama del motel è davvero elementare: una locanda puciosa accanto alla palude, un proprietario solitario e completamente pazzo, un coccodrillo affamato e una serie di ospiti che vengono molestati dal proprietario e in seguito mangiati dal coccodrillo di cui sopra.

 

Cosa rende divertente questo film? Cosa lo rende tanto originale?

Intanto Judd il personaggio principale, ancora una volta il protagonista è un solitario, un emarginato, molto probabilmente un veterano del Vietnam che ospita un coccodrillo nella sua palude personale, utilizzandolo come giustiziere per eliminare via via i malcapitati nella sua locanda.

 

Se infatti nel primo film NON si doveva aprire la porta di casa, non si doveva varcare la soglia di follia, nel secondo le porte sono tutte aperte e a disposizione per chi voglia entrare, una vera e propria trappola per poter sfamare le frustrazioni sessuali e morbose del proprietario.

 

Il vero mostro non è quindi il coccodrillo che si nasconde nelle acque putride (così come non lo era in effetti Leatherface) ma il locandiere (così come nel primo film era la famiglia depravata di Leatherface) che lo utilizza per il lavoro sporco.

 

Il film altro non è che un carosello di omicidi efferati, inseguimenti e sproloqui assurdi... ma molto molto divertente.

Invece che di motosega, Judd è armato con una enorme falce (ancora un attrezzo di lavoro come arma), non usa pietà per donne e bambini o innocenti cagnolini, completamente folle alterna momenti di assurda pazzia con altri di calma, per questo trae in inganno i suoi clienti che comunque non paiono molto sani mentalmente nemmeno loro.

 

Questo è un altro aspetto che collega il primo film con il secondo. Non si prova completa empatia per le vittime, la curiosità è tutta per il locandiere, la macchina da presa si sofferma sul suo viso, sulla sua camera, le sue cose, i suoi modi. Il motel è una vecchia baracca sudicia in cui inspiegabilmente le persone vogliono fermarsi, vogliono entrare e questa curiosità viene fatta pagare a caro prezzo.

 

Ottima la fotografia, ogni scena pare rubata da qualche vecchio libro di antiche favole con orchi e mostri marini. Colori accesi e contrastanti rendono la storia ancora più surreale e inquietante.

A completare l'ottimo risultato c'è il cast.

Il protagonista assoluto è Neville Brand, se Leatherface aveva la maschera per nascondersi dal mondo, Judd è a viso scoperto, lavora al pubblico e si mostra generosamente in tutta la sua follia.

Il viso di Neville Brand pare fatto apposta per un ruolo del genere, ogni ruga è un percorso della sua follia, una maschera senza maschera.

 

Nel cast appaiono anche un giovanissimo Robert Englund (il futuro Nightmare), Mell Ferrer e Stuart Whitman nomi che contribuiscono anche se con parti minori alla buona riuscita del film.

Tobe Hooper ha avuto da allora una lunghissima carriera che dura ancora oggi (il suo ultimo film è Djinn del 2013). Proprio come Dario Argento non ha mai abbandonato il genere horror, diventando uno dei massimi esponenti di questa categoria da me tanto amata. Il suo terzo film è un'altro cult per gli appassionati: “Le notti di Salem”-1979, in seguito farà “Poltergeist”1982 e addirittura “Non aprite quella porta 2”, ma niente sarà paragonabile al primo, unico e solo Leatherface. Da apprezzare come nonostante questo non si sia fatto schiacciare dal primo successo, dal primo film, che è diventato così un buon punto di partenza e non uno di arrivo, da questo si distinguono i grandi dai mediocri.

 

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