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Il pianista

Regia di Roman Polanski vedi scheda film

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Utente rimosso (PeppeDeMaria1)

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La recensione su Il pianista

di Utente rimosso (PeppeDeMaria1)
7 stelle

Non mi sento di attribuirgli il podio nella longeva, invidiata filmografia dell’autore Polacco; sono alcuni altri i titoli che preferisco e mi restano in mente più di questo ennesimo “epitaffio”, per quanto grandemente realizzato, sulla “questione ebraica” tanto per dirla alla “crucca”, data la lucida crudezza del “lungometraggio” Voto 7 per stima

con permesso...

 

Credo di essere uno degli uomini non cinematograficamente, ma proprio “filmicamente”... più sensibili al mondo, molto portato o come si dice, dalla lacrima facile – forse ho preso da mio padre, ma che andava a piangere in bagno tirando lo sciacquone pensando di coprire i suoi guaiti che arrivavano da lontano nella sua tribolata vita...

O forse da mia madre che, invece, davanti al film giusto, tratteneva il singhiozzo ma non le lacrime...

Eppure, come accadde per il pluripremiato “nuovo cinema Paradiso”, anche in questo caso non mi è arrivato nulla al cervello così forte da stimolare il sistema parasimpatico e lasciar scaturire qualche lacrima...

 

La prima volta addirittura, non mi rimase nulla dentro, e nemmeno nei ricordi.

Stanotte l’ho rivisto, ma si era già oltre la metà... e ho pensato... va beh, le solite macerie, la solita disperazione... il solito fuggiasco “ebreo”, i soliti tedeschi, ma stavolta lontani, sullo sfondo per la maggior parte del tempo, in quella porzione del film almeno, arrivano al massimo al “campo medio”, al “piano intero”... ma mancava qualcosa... proprio la stessa sensazione avvertita alla prima visione.

Poi, come per magia, compare questo ufficiale, il più ariano mai “visto” al cinema! Credevo che l’interazione tra i due durasse molto più a lungo, ed invece... solo poche battute, un concerto meraviglioso e un paio di gesti commoventi – udite udite – da parte dell’ufficiale tedesco/non nazista!

Nella scena in cui il distaccato, altezzoso gerarca concede il primo pacco alimentare, un goloso pane e marmellata, ho invocato che costui cedesse al disgraziato pianista il suo bel cappotto – ma ecco qua: quando poi, al momento di salutarsi, così, da buoni amici... ecco che il “teutonico” dona il pesante e caldo cappotto al deperito “giudeo”: qui mi sono commosso... ma subito, un pensiero mi ha raffreddato – “non sarà che adesso arrivano i sovietici e gli sparano perché riconoscono le mostrine naziste cucite sul cappotto?!!”; e tra me, suggerivo al personaggio di strappare quelle mostrine... e indovina?! BAMH! È successo proprio questo!
Certo che lo sapete – arrivano dei soldati polacchi e senza nemmeno farlo parlare, sparano a vista al loro, un tempo celebre, connazionale.
Ma senza dilungarsi, sapete già come se la caverà...

Poi... ho subito pensato al tedesco, il meno nazista di tutti: - “vuoi vedere che adesso il pianista, una volta riavuto se stesso, le sue facoltà, fisiche e mentali, e le sue credenziali artistiche... si troverà ad aiutare l’ufficiale?!”

Beh... sapete tutti com’è andata...

 

Che bello sarebbe stato però, se Szpièlmàn fosse riuscito ad intervenire e strappare il suo benefattore dal campo di prigionia in cui morirà undici anni dopo... se avessero modificato un po’ il finale – lo fanno spesso, anche nei film biografici di personaggi di una certa rilevanza... quanto bene avrebbe fatto ai discendenti di quei disgraziati in divisa, chi a strisce verticali, chi grigia (no, quelli in divisa nera o anche bruna no, quelli no! Quelli erano proprio dei pazzi bastardi convinti) a volte connazionali, concittadini, compaesani, vicini di casa... trovatisi – causa forza maggiore, gli uni contro, anzi, sopra gli altri.

 

Ma io l’ho sempre saputo, o almeno sperato, che non tutti i soldati tedeschi potevano essere così crudeli, cattivi... nemmeno tutti gli altri soldati, di qualunque bandiera essi siano...
Nessuno lo racconta mai - giusto forse qualche documentario - mah... nell’esercito sotto una dittatura, molti dei militari erano costretti a certe imposizioni, pena la corte marziale, o peggio, fucilazione per direttissima.

Nel cinema invece, abbiamo diversi esempi di che fine facessero i soldati che si ribellavano agli ordini “pervenuti dall’alto!” – sotto qualunque bandiera! Persino il nostro tricolore.

Vi serve qualche esempio? “il nemico alle porte”, “Jovieux Noèl”, “una lunga domenica di passioni”, “Glory-uomini di gloria” e, soprattutto il più quotato, “Orizzonti di gloria” e non serve aggiungere altro.

 

Veramente ce ne sarebbe almeno un altro di cui non ho mai saputo il titolo, e che mi è venuta voglia di raccontare, magari qualcuno leggerà questa mia fatica e forse mi riuscirà di arrivare a scoprirne il titolo.
Lo vidi da ragazzino
: in una scena, un mite soldato tedesco, con tanto di occhiali tondi e volto tutt’altro che impavido, riceve l’ordine di sparare a bruciapelo su di un’inerme ragazzino invalido, a mo’ di esecuzione “esemplare”; il soldato risponde che non ne ha la forza, che è solo un ragazzino indifeso. Il suo comandante, subito infervorandosi, intima che se rifiuta di obbedire all’ordine verrà giustiziato egli stesso, immantinente! Allora, con uno sforzo emotivo per lui immane... il soldato estrae l’arma e la punta contro la vittima designata... mah... proprio non ce la fa... e, ormai egli stesso incapace di qualunque reazione, invoca piuttosto il perdono per se e pietà per il ragazzino, al comandante despota che, in tutta risposta, replica impartendo ad un altro sottoposto, l’ordine di sparare prima al soldato “coscienzioso”, poi al ragazzino, minacciando che chiunque rifiuterà, subirà egli stesso la medesima sorte. Allorché nuovo incaricato, non senza indugio, anzi, spaventato dalle assurde minacce del suo superiore, con timore e qualche tremore, si avvicina ai due condannati per eseguire... quand’ecco che dal plotone si stacca un loro commilitone quale, senza indugio alcuno, spara al ragazzino, con la non piena soddisfazione del loro capitano, ancora perplesso dalla coscienziosità latente tra le sue schiera. Il soldato tanto risoluto che ha sparato invece, spiegherà poi ai commilitoni perplessi, di aver agito per salvare loro la vita (mia pare fosse un esperto e maturo soldato che ben conosceva la crudeltà del loro comandante, mi pare per esperienza diretta, mi pare che raccontò di aver già visto un suo compagno finire giustiziato per insubordinazione.

se qualcuno avesse memoria di questa scena qui sopra narrata, mi farebbe piacere averne notizie in merito. Grazie;)

 

Quanto al  valore estrinseco del film, alla qualità artistica... bellissima fotografia, sceneggiatura autobiografica... ma per esser diretto da un mostro sacro del peso di Roman Polanski...mi aspettavo qualcosa in più, anche di stucchevole magari... mi duole ammetterlo, ma il film non raggiunge mai il pathos restituito da altre pellicole sull’olocausto, “Schindler’s-List” in primis, seguito subito a ruota dal meno noto “ll bambino con il pigiama a righe” nel cui caso, la sceneggiatura, lasciava intravedere una possibile, e tanto tenera affabilità tra il figlio del “reich” e la “minoranza ebrea” perseguitata... almeno in un contesto infantile qual’era quello del film.

Saprete già anche dei premi, ma non saprei che dire in merito a Brody... uno di quelli a cui la maledizione dell’Oscar ha colpito duro: dopo il remake di King Kong (di cui non si sentiva il bisogno, specie così incrociato con “Jurassic Park”) chi lo ha più visto? Se non a farsi bello –per quanto possibile – su di un qualche red carpet accompagnando questa o quella “attrice in ascesa”...
nell’occasione in questione ha di certo ha il volto giusto... ma temo calchi troppo la mano... (o forse è solo colpa della folta barba) come temo sia un po’ troppo calcata la devastazione di Varsavia (mi occupo di modellismo e ci si documenta molto con foto di repertorio, e qui, almeno nella parte finale del film, quella al di la del muro, più che Varsavia... ricorda Hiroshima!).

Adrien Brody

Il pianista (2002): Adrien Brody

 

D’ogni modo, non mi sento di attribuire a quest’opera il podio più alto nella longeva, cospicua ed invidiata filmografia dell’autore franco/polacco: sono alcuni i titoli che preferisco, e 2/3 che mi restano nella memoria più di questo ennesimo “epitaffio”, per quanto grandemente realizzato, sulla “questione ebraica” – tanto per dirla alla “crucca”, data la lucida crudezza del “lungometraggio” in questione, dove “lungo” suona come un eufemismo.

Di sicuro il celebre autore conosce la materia, data anche l’ormai veneranda età, che di sicuro lo avrà portato a spendere quella sua più verde, negli ambiti – se non fisici, quantomeno temporali e politici – dei fatti narrati nella sua opera, tanto considerata qui nel sito.

 

A proposito, che voi sappiate... è mai stato realizzato un film sulla “Shoah” ad opera di un regista, di uno sceneggiatore tedesco, ma di origine non ebraica?!

Anzi, visto che ci siamo, c’è mai stato un film sulla shoah da parte di un regista di un qualunque paese... non ebreo? Mi rivolgevo agli esperti... ovviamente per la prima domanda; la seconda voleva esser retorica... se concesso.

 

Ancora a proposito – di esperti appunto – dopo aver letto alcuni commenti tra i tanti  (alcuni quantomeno immotivati e discutibili, una manciata pure allucinati), vorrei dire a tale “Arch Stenton” – “giusto per lei può ritenersi, questo "Il pianista"... “il film definitivo sull'olocausto” – oh! parole sue – e paragonandolo all’inarrivabile opera di Spielberg, asserisce – “che fa mangiare la polvere anche a quel mattone verboso, retorico e sopravvalutato di Schindler's List!”.

 

Va bè...
meglio chiuderla qui...

 

Con permesso.

Thomas Kretschmann, Adrien Brody

Il pianista (2002): Thomas Kretschmann, Adrien Brody

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