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I fratelli Dion

Regia di Jack Starrett vedi scheda film

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La recensione su I fratelli Dion

di degoffro
6 stelle

Buddy movie criminale con tocchi bromance e pennellate di dramma sociale, un po' sgangherato. Pur a tratti intrigante e divertente, lascia alla fine una sensazione di irrisolto, come se il risultato finale non corrispondesse alla somma delle singole parti. In perfetta sintonia comunque Keach e Forrest. Co-sceneggia sotto pseudonimo T. Malick.

I fratelli Calvin e Russell Dion, stanchi dei loro lavori usuranti (Calvin in fabbrica, Russell in una miniera di carbone) lasciano il West Virginia per dirigersi a Washington a bordo di una cadillac De Ville usata. “Non saremo più poveri!” è la certezza di Calvin, convinto di avere la stoffa del suo mito Kirk Douglas. Il loro sogno è aprire il migliore ristorante di pesce della città, dall’evocativo nome “The Blue Grotto”: “probabilmente ne sentirai parlare sui giornali o allo show di Johnny Carson” assicura entusiasta Calvin. Per racimolare i soldi necessari si uniscono alla banda dello scapestrato Tony e rapinano un furgone blindato. Dopo il colpo, però, Tony li tradisce e mette la polizia sulle loro tracce. Calvin e Russell si danno così alla fuga, con l’obiettivo di ritrovare Tony e recuperare la loro parte del bottino. Buddy movie criminale con evidenti tocchi bromance e pennellate di dramma sociale, un po' sgangherato, eccentrico e grottesco che porta la prestigiosa firma, in sede di sceneggiatura, oltre che di Bill Kerby (“Il diavolo del volante”, “Collo d’acciaio”, “The rose”), del grande Terrence Malick (sia pure sotto lo pseudonimo di David Whitney). Malick avrebbe anche dovuto dirigerlo (come peraltro Martin Scorsese che però poi ha preferito dedicarsi ad “Alice non abita più qui”). Con qualche assonanza con “La rabbia giovane” di cui potrebbe essere quasi la versione goliardica e ridanciana, ovviamente senza lieto fine (siamo pur sempre negli anni della New Hollywood). Forse però, nel suo percorso narrativo fatto di avventure un po' bizzarre ed insolite ed incontri curiosi e bislacchi, potrebbe avvicinarsi di più al road movie “Deadhead miles” (rimasto inedito in Italia), incentrato sull’amicizia tra un camionista ed un vagabondo per le strade d’America, scritto dallo stesso Malick due anni prima. Jack Starrett, il cui lavoro migliore resta il robusto ed adrenalinico “In corsa con il diavolo” è decisamente più a suo agio – e lo si vede bene anche in questo film - con l’azione spiccia e svelta e non brilla certo per finezza e sensibilità di tocco. E così questo “I fratelli Dion” pur a tratti intrigante, spassoso e divertente, lascia alla fine una sensazione di irrisolto ed incompiuto, come se il risultato finale, comunque gradevole ed interessante, non corrispondesse alla somma delle singole parti. Il ritmo discontinuo e l’indecisione dei toni non sempre aiutano e anche Margie, l’unico personaggio femminile di rilievo, affidato al volto, tenero e sensuale allo stesso tempo, della depalmiana Margot Kidder (che anche qui, dopo “Le due sorelle”, impugna minacciosa un coltello da cucina, al suo primo incontro con i due protagonisti), convince poco, risultando a conti fatti un tantino pretestuoso. Ci sono comunque diversi episodi riusciti: dalla goffa ed amatoriale rapina al blindato all’interrogatorio nelle cucine di un ristorante servendosi di un’aragosta viva come arma, dalla sequenza quasi surreale ma anche decisamente forzata in cui i due protagonisti escono dal loro rifugio vestiti da poliziotti e gabbano così l’intero corpo di polizia che ha circondato il palazzo fino al lungo esplosivo finale in un edificio diroccato che la palla di cemento di una gru sta abbattendo, in una sequenza dalle evidenti connotazioni metaforiche (mentre Calvin e Russell stanno inseguendo il loro sogno, il mondo intorno sta crollando loro addosso e si aprono abissi e voragini ai loro piedi). Funziona ad ogni modo molto bene la sorprendente coppia di esuberanti e brillanti protagonisti Stacy Keach (in curriculum già gli eccellenti “L’urlo del silenzio”, “Anche gli uccelli uccidono” di Altman, “Doc” di Frank Perry, “Città amara” e “L’uomo dai sette capestri” di John Huston e “I nuovi centurioni” di Richard Fleischer) e Frederic Forrest (già fratello criminale l’anno prima ne “Il boss è morto” di Fleischer, accanto ad Al Lettieri), qui probabilmente in una delle loro prove migliori ed in perfetta sintonia: “gli unici due dannati ragazzi Dion rimasti a questo mondo”, in cerca di riscatto da una vita spenta, anonima e senza prospettive che rischia di schiacciarli ed annichilirli (con il secondo che trova nel crimine un’alternativa inaspettata ed eccitante, scoprendo che “rubare mi piace più di ogni altra cosa”). Un’opera ben inserita nel suo tempo ma nel complesso prevedibile e a tratti macchinosa, in cui il mix di commedia e azione non sempre ingrana la marcia giusta, così da risultare oggi forse meno urgente, fresca e necessaria rispetto ad altri analoghi prodotti dello stesso periodo. Ovviamente amatissimo da Tarantino.

Voto: 6 e mezzo

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