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La calunnia

Regia di William Wyler vedi scheda film

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La recensione su La calunnia

di kotrab
8 stelle

These Three è un appassionante ed eccellente film tratto (con alcune modifiche dovute alla morale dei tempi, in particolare della timida e ancor giovane cinematografia) dal dramma teatrale The Children's Hour (1934) di Lillian Hellman e diretto dallo svizzero-ebreo, ma nato in Alsazia, William A. Wyler. Le modifiche sono diretta conseguenza dell'oscuramento del motivo base dell'intreccio, ossia la natura della calunnia da parte di Mary Tilford (B. Granville, meritatamente candidata all'Oscar 1937), monella viziata, capricciosa e di una perfidia impressionante e disastrosa, alunna nel collegio in cui insegnano le due protagoniste Martha Dobie (M. Hopkins) e Karen Wright (M. Oberon). La calunnia infatti riguarderebbe la relazione clandestina tra Martha e il dottor Joseph Cardin, già promesso sposo di Karen, incontrato dalle due ragazze il giorno in cui sono venute per ristrutturare una casa ereditata da Martha, modifiche quindi che ribaltano le implicazioni della relazione (restituita correttamente in Quelle due, remake dello stesso Wyler) e intervengono con la soluzione del problema (involontariamente) da parte della zia egoista, stupida, vanagloriosa e ipocrita (una fantastica Catharine Doucet) e con un finale felice (imposto dal produttore), ma che comunque non intaccano minimamente una struttura narrativa tesissima e un significato penetrante e implacabile, talmente amaro e dolente che il lieto fine è veramente liberatorio e agognato, corretto o meno (e lo dice uno che ama i finali tragici e la correttezza della fonte... tanto più che giustizia sarà fatta... qualche decennio dopo).
L'obiettivo del film è il ritratto vergognoso di una società e della forza dirompente che una calunnia può avere quando è accettata da questa comunità solo per sentito dire e per convenzione o ignoranza o incapacità di giudizio autonomo, un tema purtroppo sempre attuale, forse non sradicabile e che si ripete sempre per nuovi motivi, oltre a quelli ancora non sorpassati. Inoltre viene messo in risalto un altro tema spinoso, quello della malvagità infantile, ma non quella inconsapevole della tenera età, bensì quella di una volontà già abbastanza compiuta, tratteggiata magnificamente nel personaggio di Mary, macchiatosi di una infamia tra le peggiori talmente potente da rovinare tre vite per un'inezia e oltretutto minacciosa nei confronti di una bambina (la tenera e graziosissima Rosalie di Marcia Mae Jones), costretta ad un giuramento. La forza che sorregge tutto sta nella solida sceneggiatura, nella splendida direzione d'attori e nella loro stessa interpretazione raffinata (un terzetto di protagonisti bellissimi e bravissimi: le già citate Oberon [dolcissima] e Hopkins [commovente e seducente], più il dottore gentiluomo di Joel McCrea), nella tensione emotiva che ha spazio anche per l'ironia (sia giocosa che amara, in particolare questa nei riguardi degli stessi attori col personaggio della zia), nella profondità di campo di Gregg Toland e nella colonna sonora originale di Alfred Newman (non accreditato). Da non dimenticare nemmeno la compostezza della nonna Amelia Tilford (Alma Kruger), né i personaggi minori, il tutto per un cinema di alta qualità formale, intelligenza educativa, passione e intrattenimento. 8 1/2

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