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La stranezza

Regia di Roberto Andò vedi scheda film

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La recensione su La stranezza

di barabbovich
5 stelle

Ormai di stanza a Roma, nel 1920 Luigi Pirandello (Servillo) torna nella sua Sicilia per un funerale. Qui conosce due cassamortari col pallino del teatro. Da questo incontro nascerà l'idea di Sei personaggi in cerca d'autore.
Dopo il successo di pubblico e critica ottenuto con Il bambino nascosto, Roberto Andò fa salire le proprie ambizioni con un film che intende ricostruire la genesi di un capolavoro del teatro con un arditissimo espediente narrativo. Ed è qui che il film mostra la sua parte più fragile: nel voler assemblare in un meta-metaracconto l'idea che sta dietro alla pièce. Ne risulta un'opera spaccata in due, divisa tra un registro da commedia - nella parte affidata a Ficarra e Picone - e una tutta interiorizzata, intimista, quasi sofferta, drammatica, capace di trasmettere allo spettatore - parafrasando Wittgenstein - "le doglie nel partorire una nuova idea", messa nelle mani di un Toni Servillo che per l'ennesima volta interpreta Toni Servillo: stesso modo di corrugare la fronte, di guardare in tralice, di abbozzare un sorriso in favore di macchina da presa. Due parti che non si amalgamano mai e che danno vita a un continuo cambio di registro e di ritmo che rende certamente più godibile quella che vede come protagonisti i due guitti rispetto a quella segnata dal tono grave con cui Servillo interpreta i demoni interiori dello scrittore siciliano.

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