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Scene da un matrimonio

Regia di Ingmar Bergman vedi scheda film

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La recensione su Scene da un matrimonio

di ed wood
8 stelle

Non è il miglior Bergman: l'impianto televisivo pesa e frena l'estro visivo del Maestro. Non c'è spazio ovviamente per le allegorie del Settimo Sigillo, nè per i sogni del Posto delle Fragole, l'ermetismo del Silenzio, lo sperimentalismo di Persona, il cromatismo di Sussurri e Grida etc...Tuttavia, Bergman non era solo un grande creatore di immagini, ma anche un inimitabile direttore di interpreti, tanto a teatro quanto al cinema. E se fra questi interpreti c'è anche gente come Liv Ullmann, il risultato non può che essere superlativo. Fra tutte le attrici della storia del cinema, Liv Ullmann è probabilmente quella che meglio di ogni altra ha saputo recitare con gli occhi. Ci sono attori ed attrici che recitano con ogni parte del volto e del corpo: la Ullmann, in linea teorica, non avrebbe nemmeno bisogno di un corpo (per quanto ben fatto) nè di una bocca (per quanto sensuale). Sono i suoi occhi a comunicare la tormentata evoluzione psicologica del personaggio; è il cambio di sguardo, di espressione...è un dettaglio, che si consuma in un istante...una sottile e repentina variazione nell'apertura oculare, un movimento di palpebra, uno spostamento di pupilla: ma quell'attimo, quel cambiamento, comporta un vero e proprio sconvolgimento emotivo (del personaggio e nello spettatore). Almeno in questo film, E. Josephson non regge il confronto. In questa celebre radiografia dell'inferno coniugale, dove l'Amore istintivo e misterioso resiste al logorarsi del rapporto istituzionale e dove le ellissi temporali contribuiscono a rendere più crudele (perchè più inspiegabile) l'analisi della crisi, ci sono almeno due sequenze memorabili: la confessione dell'anziana cliente di Marianne, che rivela di non aver mai amato il marito, e la lettura del diario con le fotografie della Ulmann bambina, ragazzina, adolescente...un momento in cui cinema e vita finiscono per coincidere.

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