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Il disordine

Regia di Franco Brusati vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il disordine

di zombi
7 stelle

ci si perde un pò nell'andirivieni tra quelli che sembrano i segmenti di un film ad episodi e invece sono accadimenti di differenti persone nella vita del nostro protagonista slirato che vuole far di tutto per tirar fuori la madre dal tremendo ospizio dentro il quale è stato costretto a metterla, temporaneamente...

brusati racconta la crisi di un paese che sembra lanciato verso un futuro luminoso, nel suo momento di maggior successo a nemmeno vent'anni dalla fine della seconda guerra, con uno stile altalenante tra l'enfasi e il meditativo.

ricchi o poveri che siano stanno tutti male dentro, anche se poi i ricchi cadono su di un comodo cuscino, mentre invece i poveracci non sono ancora riusciti a risollevarsi dalle macerie del conflitto, che si accorgono che vi sono ancora in mezzo e ne vengono travolti, nel vorticoso e tremendo finale.

brusati usa eleganti movimenti di macchina per inquadrare i suoi protagonisti, come nella scena allo specchio di alida valli, o il fluido camminare di antonella lualdi alla festa dell'amico tom, e poi li lancia in scatenate scene forsennate e disperate, dove la disperazione dell'individuo si sfoga sull'amico che non la sarà mai più, e forse non lo è mai stato.

dallo squalo dell'industria(juergens) in fin di vita che rifiuta la moglie(valli) obbligata a pagare l'infermiera per entrare nella stanza altrimenti proibita e la figlia(strasberg), durante una gran festa , alla coppia in crisi che mal si sopporta(lualdi-sorel)alla festa dell'amico tom(jourdan) con fil rouge il figlio di immigrati mario(salvatori) che si barcamena in una milano ricca e opulenta che non lo vuole, tant'è che i fratelli se ne sono andati tutti all'estero, e lui fa la fame con la madre malata confinata in una camerata di ospizio piena di vecchie come lei parcheggiate in atesa della morte.

accompagnati dalle musiche di nascimbeni, ora cocktail bar, ora jazz furibondo, i personaggi del film di brusati sono richiusi in ville signorili o appartamenti di lusso a piangere addosso alle proprie crisi personali tra coiti passionali e attese lancinanti di amori che nemmeo osano dire il proprio nome, oppure vagano per le strade bagnate dalla nebbia in cerca di aiuto, accolti da un prete che per mondare la propria fede vacillante raccoglie derelitti offrendo loro speranze che non potrai mai soddisfare.

e i sentimenti, non sono nemmeno più alla deriva.

gli amici ti voltano le spalle perchè si vergognano di ciò che fanno o di ciò che sono; i coniugi nemmeno si ricordano più perchè si sono amati e la famiglia si vomita addosso i propri rancori di privilegiati in attesa della dipartita del padre padrone che però era il collante di quella finta e fallita società.

inedito in assoluto questo brusati è a tratti faticoso, ma sbatte in faccia allo spettatore ancora oggi, la rabbia e la disillusione di allora come fosse di oggi(??!?!?!?). la nebbia limita la vista e gli affetti e milano è distante e maligna anche con chi ne gode i lussi e i vantaggi.

gli attori si adattano ai picchi di calma e malsana euforia, seguendo le note di nascimbene come le scene splendide della valli ossessionata dalla propria inutilità di moglie, in lacrime e illuminata dai fari delle auto, o la lualdi bella e sensuale all'inizio della festa di tom. e si rasenta il gotico nel prefinale all'ospizio, con le vecchie che sembrabo streghe intente ad organizzare un sabba, mentre invece si raggruppano per godere della felicità della mamma di mario che "finalmente" se ne andrà col figlio, e siamo noi il pubblico testimone insieme a mario dell'ennesimo sfacelo fallimentare della sua vita.  un film da ricuperare e da vedere.

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