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Un eroe

Regia di Asghar Farhadi vedi scheda film

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La recensione su Un eroe

di diomede917
8 stelle

CIAK MI GIRANO LE CRITICHE DI DIOMEDE917: UN EROE

 

 Asghar Farhadi torna a casa dopo la trasferta in lingua spagnola e l’aria dell’Iran gli fa molto ma molto bene visto che realizza un grandissimo film meritevole del Gran Premio Speciale della Giuria all’ultimo Festival di Cannes con Spike Lee presidente e uno dei più autorevoli pretendenti ai prossimi Oscar con la possibilità per il regista di fare un bel Triplete dopo Una Separazione e Il cliente.

Il film si dipana nei due giorni di permesso dal carcere ottenuti dal protagonista Rahim. L’uomo è in carcere per un debito che non è stato in grado di estinguere e che vorrebbe rimediare proprio in queste 48 ore pur di evitare di rimanere in carcere.

Rahim è divorziato, ha un figlio con fortii problemi comunicativi dopo la separazione dei genitori, il suo creditore è l’ex cognato che non ha nessuna intenzione di perdonare questo bugiardo patologico proprio perché impari la lezione.

Rahim ha un’idea su come risolvere la vicenda, rivendere 7 monete d’oro trovate dalla sua attuale compagna in una borsa persa non si sa come e non si sa da chi.

E proprio in quel momento che Farhadi decide di intrappolare il suo protagonista in un intrigato dramma morale e questo suo cercare una facile scappatoia ai suoi obblighi e doveri lo porterà dentro ad uno strano effetto domino dove tutti gli attori faranno emergere il loro lato più viscido e nascosto.

Rahim decide di consegnare la borsa trovata all’ipotetico legittimo proprietario innescando un sottile meccanismo di segreti e bugie, trovandosi suo malgrado passare da inaffidabile farabutto addirittura ad un eroe con tanto di pergamena. Una struttura che ha molti punti di contatto con Eroe per Caso di Stephen Frears con Dustin Hoffmann.

La vera forza del film sta in una sceneggiatura perfetta ricca di colpi di scena che si pone la domanda: Chi è un eroe? E chi ha veramente bisogno di Eroi?

E così dietro la storia di Rahim si scopre una società che necessita di visibilità per riscattare la propria situazione. Dal direttore del carcere che ha bisogno di depistare lo scandalo del suicidio di un carcerato grazie alle gesta di un detenuto modello, alle associazioni benefiche che hanno bisogno di trovare “Un eroe” che si salvi dalle sabbie mobili della società iraniana.

E su tutto, anche nella neorealista Iran, emergono i Social che possono con un semplice colpo di click sovvertire la situazione. Trasformando la vittima in carnefice e viceversa perché nessuno è esente da colpa e alla fine non puoi scappare dalla menzogna.

Asghar Farhadi è bravissimo a dirigere e guidare tutto il suo cast rendendo credibile un quasi thriller da echi Pirandelliani, dove è tutto un Così è se vi pare sempre sul filo tra artifizio e realtà.

E alla fine, per poter tornare a vivere ed essere credibili davanti agli occhi dei propri figli, bisogna togliersi la propria maschera (anche se fatta di barba e capelli) e scontare il proprio debito con la società ma soprattutto con sé stessi.

VOTO 8

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