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Trama

Irene (Claudia Gerini) è una donna bella e di successo, che dopo gli studi ha abbandonato la campagna salentina per trasferirsi nella capitale, dove ha avviato una casa di produzione. La sua è una vita sempre di corsa, tra tanto lavoro, un figlio adolescente e un ex marito assente, Filippo (Paolo Sassanelli), finché, in un momento di difficoltà economica, non è costretta a tornare in quel paesino che le è sempre stato stretto e a confrontarsi con un passato e una dimensione arcaica che ormai non le appartiene più. Non sarà semplice per lei tornare a prendere possesso della villa di famiglia, perché l’anziana governante senza marito e figli, Ada (Lucia Sardo), si rifiuta di lasciare quella che sente come casa sua dopo anni di cura e lavoro. A rivoluzionare la vita di Irene sarà anche l'incontro con Gianni (Alessio Vassallo), agente immobiliare che si occupa della vendita della casa e uomo semplice che apprezza le piccole cose della vita e che porterà Irene a recuperare il senso delle sue radici con il tono leggero dell'ironia.

Curiosità

LA PAROLA ALLA REGISTA

"La cosa più importante per questa storia era che realizzandola in forma di film ci entrasse la vita, o almeno se ne avesse forte l’impressione, quanta più vita possibile come la raffica di vento del temporale che a un certo punto irrompe nel salone della villa, spalanca la porta finestra, scompagina tutti i piani… È vero sempre, almeno per me, che dopo aver scritto la sceneggiatura l’unico scopo/desiderio è riuscire a dissolverla in volti, voci, corpi, luoghi, luci (a tal punto che con Pierpaolo Pirone complice nell’ideazione e scrittura cominciamo il lavoro di dissolvimento già nell’ultima stesura che mi porto sul set). Ma questa volta era proprio il senso sotterraneo della storia a renderlo necessario, l’umile semplice esistenza di Ada quella complicata e ambiziosa di Irene le circostanze del loro conflitto e i tanti personaggi loro malgrado coinvolti avrebbero dovuto dare avvio a una giostra capricciosa imprevedibile buffa e commovente, anche spaventosa a volte, come la vita. E così turbinosa da correre il rischio fino al limite estremo che sfuggisse di mano allo stesso giostraio (ringrazierò sempre per il coraggio e la fiducia i produttori Gloria e Tore, la fermezza con cui hanno sorvegliato su ogni scricchiolio per il bene del film).

Con i tempi serrati delle riprese serviva però un piano ferreo e allora come riuscire nel gioco che un giorno sperabilmente avrebbe divertito ed emozionato il pubblico? Eppure, ce l’abbiamo fatta, tutto nel film ha cominciato ad accadere lì e in quel momento, come fossimo tutti dimentichi che era messo in scena e recitato, e questo è stato possibile solo grazie al talento, all’intelligenza, alla generosità artistica delle e degli interpreti. Io mi sono sentita così fortunata come regista, così grata, e sì lo confesso spesso incredula che Claudia e Lucia diventassero davanti ai miei occhi Irene e Ada con la ricchezza di veri esseri umani con un loro passato con dei loro caratteri che nemmeno io conoscevo così bene. E lo stesso per Alessio Paolo Alessia Edoardo e davvero tutti, tutti gli altri, per la prima volta sullo schermo eppure attori bravissimi. E grata alla troupe che intanto infaticabilmente faceva sì che la giostra girasse sempre più veloce dandomi la sicurezza della loro professionalità ma soprattutto della loro passione, del gusto con cui pur lavorando allo stremo sembravano godersi le scene, una via l’altra.

Per me questo film, la storia che racconta e le tante storie dentro e attorno dei suoi personaggi sono stati un tentativo di riconciliazione proprio con ciò che oggi più che mai viviamo con angoscia, l’eterno beffardo sottrarsi della vita ai nostri piani, al nostro controllo. Nessuna straordinaria scoperta della scienza, nessun potere economico o d’altro genere può proteggerci da questo. Ma è come se l’avessimo dimenticato, illusi dalla promessa troppo simile a una pubblicità che questa sicurezza sarebbe stata raggiungibile. Eppure, anche senza controllo forse anzi solo in questa condizione, umana, molto troppo umana, possiamo stare al mondo sentendone la sostanziale tenerezza, la felicità inaspettata di certi incontri con l’altro, la svagata leggerezza inebriante quando girando, girando ci abbandoniamo per un lungo momento al vento misterioso che sopra sotto e tutt’intorno ci circonda".

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Lucia Sardo, Claudia Gerini
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