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The Prom

Regia di Ryan Murphy vedi scheda film

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La recensione su The Prom

di alan smithee
4 stelle

NETFLIX
Due tra le massime star del firmamento canoro di Broadway, ovvero Dee Dee Allen e Barry Glickman, vedono ognuno la propria carriera devastata dall'esito critico del loro ultimo ambizioso lavoro, un musical incentrato sulla figura di Eleonore Roosevelt, che dopo alcune accettabili riscontro, viene letteralmente massacrato dal critico più importante, della testata più importante.
Umiliati, amareggiati, colti di sorpresa e pure indispettiti da quello che ritengono più un attacco personale che una critica costruttiva all'opera appena rappresentata, i due attori, con l'aiuto di un ex attore ora barista aitante di nome Trent, e di una avvenente, spilungona interprete di nome Angie, spesso umiliata e relegata, nonostante le allettanti fattezze fisiche, al ruolo di semplice comprimaria, decidono, su istigazione di quest'ultima stangona, di impegnarsi a difendere la causa di una giovane studentessa diciassettenne, costretta non solo a rinunciare al ballo di fine anno della sua scuola bigotta ed intransigente, ma additata dai suoi compagni come la responsabile dell'annullamento dell'evento, da quando costei ha espresso l'intenzione di partecipare con la sua fidanzata, pure lei scolara della medesima scuola.

Ecco dunque che la lotta per la salvaguardia dei diritti delle minoranze lgbt diviene lo strumento utilizzato con scaltrezza dai tre per far tornare a parlare di ognuno di loro, rilanciandone le rispettive carriere offuscate da quel recente fallimento, o da perduranti scelte sbagliate.
Alla fine ognuno dei quattro comprenderà sulla propria pelle il cinismo bieco e disonesto che li ha guidati, confrontando ognuno la propria situazione con la purezza che invece contraddistingue l'atteggiamento disincantato e sincero della giovane Emma, deliberatamente intenzionata a farsi protagonista di una risoluta ma gentile rivoluzione atta a salvaguardare i propri sacrosanti diritti vilipesi e derisi.

L'incipit di The prom è davvero promettente, con la splendida Meryl Streep in forma smagliante che dà nuovamente prova di cavarsela alla perfezione anche dal punto di vista canoro e danzerino, non meno di come ci aveva positivamente impressionato nel primo Mamma mia, dando sfoggio anche di quell'innata capacità di rendere spumeggianti personaggi un po' sopra le righe che affiancano questo ruolo a quello di altre prove brillanti e fortunate come in La morte di fa bella e Il diavolo veste Prada.
Anche Nicole Kidman, qui particolarmente avvenente e stangona, se la cava piuttosto bene, e pure lei abbiamo imparato ad apprezzarla danzante e cantante sin dai tempi del frenetico, ed incalzante Moulin Rouge, così come in gran forma appaiono sia il pingue canterino James Corden, sia l'atletico Andrew Rammells.
Ma The prom deve poi affrontare tutto un sin troppo lungo percorso prevedibile ma anche tortuoso, ove la trama si rivela ripetitiva ed assai scontata, esile anche per un musical brillante e leggero quale ambisce ad essere questa produzione, affossata da quintalate di zuccheroso buonismo che finisce per rivelarsi stucchevole in modo micidiale e colpevole.

Completano il cast la quasi esordiente Jo Ellen Pellman, candida ed immacolata sino a creare imbarazzo, il valido Keegan-Michel Key nel ruolo dell'affascinante e comprensivo preside della scuola, osteggiato dalla madre bigotta e perbenista rappresentante dei genitori interpretata con piglio da Kerry Washington, oltre a volti noti come Mary Kay Place e Tracey Ullman, mammina saggia del cantante interpretato da Corden.
La direzione disinvolta di Ryan Murphy, abile regista di serie e thriller commerciali, garantisce un certo ritmo di spettacolo, valorizza la colorata scenografia piuttosto eccessiva e kitch, e ben si presta alla ragion d'essere di un musical brillante che si arma di forti argomentazioni, mantenendosi su toni leggeri e disinvolti:
Ma la lunghezza della vicenda, tutta ripetizioni e scontatezze, piagnistei e melensaggini, non impedisce al musical tutto ritmo, forte di canzoni sin troppo orecchiabili e facili e balletti ben coreografati, di risentirne, appesantendo molto il prodotto finito e smorzando i timidi entusiasmi che ci colsero durante i primi trascinanti dieci minuti di incipit. 
 
 
 
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