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Trama

Autunno 2015. Due bagnini, Oscar e Gerard, si recano a Lesbo dopo essere rimasti sconvolti dalla fotografia di un bambino annegato nelle acque del Mediterraneo. Al loro arrivo, scoprono una realtà tremenda: migliaia di persone rischiano la vita tutti i giorni attraversando il mare su imbarcazioni di fortuna per sfuggire dai conflitti armati che interessano i loro Paesi. Nessuno, tuttavia, va in loro soccorso. Insieme a Esther, Nico e altri colleghi, decidono di apportare loro aiuto a chi ne ha bisogno. Sarà per tutti l'inizio di un'odissea che cambierà per sempre le loro esistenze.

Curiosità

LA PAROLA AL REGISTA

"Nel settembre del 2015 il mondo intero ha pianto davanti alla fotografia di Aylan Kurdim, un bambino senza vita sulle rive del Mediterraneo. A Oscar Camps, un bagnino di Badalona, quell'immagine ha cambiato la vita per sempre. Ha convinto il suo amico Gerard Canals a viaggiare fino a Lesbo per vedere cosa stava accadendo su quelle coste. Quello che doveva essere un viaggio di soli due giorni s è trasformato in una missione che è durata mesi e che fino a oggi ha salvato la vita a più di 60 mila persone.

Vedendo quell'immagine, Oscar ha lasciato tutto per salvare molte persone da morte certa e denunciare quanto stava succedendo. Cosa potevo fare io? Non sono un bagnino e non avrei potuto fare come lui. Ma potevo fare un film per dare visibilità a ciò che stava accadendo a un paio d'ore di aereo da casa nostra. Per quattro anni, ho lavorato, ricercato e viaggiato a Lesbo per vedere in prima persona la situazione e dare forma a un progetto in cui ho affrontato l'inimmaginabile e che ha trasformato in ridicoli tutti i soliti problemi che possono verificarsi sul set di un film.

Lungo il percorso, io e il resto del cast abbiamo affrontato una pandemia, la grave malattia di uno dei protagonisti, uragani e attacchi di stampo quasi fascista. Abbiamo affrontato anche la perdita di attori, di centinaia di comparse e di location a poche ore dall'inizio delle riprese. Abbiamo anche subito la distruzione delle videocamere e incidenti navali. Nessuno della troupe aveva affrontato mai niente di simile, riprese così intense in mare aperto, difficoltà tecniche con dispendio di energie sia fisiche sia emotive e situazioni così pericolose.

Open Arms è stato un film di enormi responsabilità ed infinite emozioni, prima, durante e dopo le riprese. Ci sono storie e storie. E ce ne sono alcune che si devono raccontare sia per commuovere il pubblico sia per dare voce a chi una voce non ce l'ha.

Ho assistito alla trasformazione di Eduard Fernandez in Oscar Camps vedendolo trasformarsi fisicamente in lui. Ho visto la sua devozione e la sua dedizione, la maestria della sua interpretazione, il fragoroso silenzio che genera quando si mette davanti alla telecamera. Mi sono buttato in mare con Dani Rovira dopo tutto ciò che ha vissuto: è stata una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Dopotutto, è stato lui che quattro anni fa mi ha aiutato a convincere Oscar a trasformare la sua storia in un film. Ho visto Anna Castillo divenire una delle migliori attrici del mondo... Per non parlare poi del lavoro svolto da Sergi Lopez, Patricia Lopez Arnaiz e Alex Monner, che si sono accontentati di ruoli secondari sebbene siano abituati a essere protagonisti. E un grazie speciale va anche a tutta la troupe, che ha girato sotto il sole cocente della Grecia.

Per tutte queste ragioni, girare Open Arms è stata un'esperienza vitale che porterò per sempre nella memoria e nel cuore: per me resterà sempre molto di più di un film. Da quando ho incontrato Oscar e ho messo piede a Lesbo, ho capito che questa storia doveva essere raccontata nella maniera più realistica possibile, motivo per cui ho sempre condiviso tutti i dettagli con chi lavorava con me, dalla psicologia dei personaggi alle scene in alto mare. Per ottenere la massima veridicità, sul set abbiamo usato il vero materiale che i soccorritori usano durante le azioni di salvataggio, dalle imbarcazioni ai giubbotti, abbiamo ripreso le vere barche con cui arrivavano i profughi a Lesbo e abbiamo girato negli uffici dei soccorritori di Open Arms usando come comparse coloro che hanno visto la morte con gli occhi. Abbiamo ricostruito il campo profughi di Moria curando ogni dettaglio e abbiamo dato lavoro a centinaia di rifugiati, sopravvissuti al mare.

Prima di cominciare le riprese, ho incontrato uno psicologo del campo profughi. Per me era fondamentale avere sul set i veri profughi, coloro che avevano vissuto ciò che volevo raccontare. Si trattava di qualcosa di psicologicamente molto delicato: avrebbero rivissuto sul set il trauma che avevano realmente vissuto. Temevo che il ricordo potesse minare il loro entusiasmo. E invece ogni giorno si presentavano puntuali all'ora fissata per le riprese: avevano bisogno di urlare al mondo ciò che avevano provato e per tale ragione non si tiravano indietro. Averli nel film ha reso migliore tutto ciò di cui parlavamo in fase di preparazione.

Il mio obiettivo è quello di mostrare al pubblico cosa si prova e si vive in determinate situazioni, piene di contraddizioni e complessità e fatte di lingue e culture diverse. Mi auguro che il messaggio arrivi a quanta più gente possibile. Né il film né io abbiamo la pretesa di avere una soluzione o risposte: ci facciamo solo da tramite e raccontiamo affinché nessuno dimentichi".

Note

Basato su una storia vera.

Commenti (1) vedi tutti

  • Il regista inserisce tra i personaggi reali altri inventati e paradigmatici, e cerca uno sviluppo narrativo appellandosi ai comportamenti dei singoli esseri umani nel contesto di dinamiche tristemente ben note e che quindi faticano ad apparire sorprendenti, trovando drammaturgicamente il limite in una certa prevedibilità e/o ripetitività.

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Ho lavorato e condiviso gran parte del mio tempo, per parecchi anni, con migranti, richiedenti asilo e rifugiati politici e ho ascoltato le loro storie, quella del viaggio era una delle più importanti. In Italia il loro punto di arrivo era quasi sempre Lampedusa. Ho conosciuto molto bene tutto il percorso che li aspettava dopo, una volta sbarcati. In Mediterraneo possiamo vedere quello…

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