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Regia di Egor Abramenko vedi scheda film

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La recensione su Sputnik

di Baliverna
7 stelle

Un astronauta torna dallo spazio traumatizzato e con uno strano essere dentro di sé..... Finalmente l'Italia acquista un buon esempio di cinema russo contemporaneo.

Negli ultimi anni le uniche produzioni russe acquistate dai distributori italiani sono state quasi sempre film d'azione di serie Z o avanzi di magazzino che vanno direttamente sul piccolo schermo. Finalmente questa è un'eccezione: un buon film di fantascienza, condotto da una regia capace, sostenuto da bravi attori, e dotato di una sceneggiatura non perfetta, ma di rispetto. Il regista ricostruisce una buona ambientazione cupa e squallida, tra gli esterni nelle lande desolate del Kazakistan sovietico, gli interni spogli e metallici della base, e un mesto orfanotrofio di Rostov sul Don. Mi sento di rimproverare al direttore della fotografia una certa mancanza di luce in diverse scene, ma l'ambientazione rimane infida e inospitale quanto basta.

Il discorso è interessante, e mi sembra essere questo: molte persone, per continuare a vivere in qualche modo, devono tacitare la propria coscienza, altrimenti sarebbero schiacciate dal peso del male che commettono. A meno che, naturalmente, non decidano di non farlo, o di ripararlo. Ma la carriera, l'egoismo, e l'ipocrisia sono tremende tentazioni. Questo vale sia per la vita private (il figlio abbandonato dell'astronauta), che per quella lavorativa, dove ad esempio gli scienziati conducono esperimenti con metodi più che discutibili. Molto probabilmente, il discorso si può allargare ad un'intera epoca, dove la pressione sociale e il meccanismo statale del lavoro, del controllo e del merito producevano evidentemente diversi individui che vivevano solo perché avevano messo la coscienza nel cassetto.

Il punto debole del film è, secondo me, il non aver sviluppato bene la realtà e l'azione del mostro; fino ad un certo punto ciò viene fatto, ma alla fine il discorso si aggroviglia un po'. Rimane anche poco chiaro l'episodio pregresso della dottoressa che guarisce il ragazzo oppresso da una madre iperprotettiva. Forse qui la sceneggiatura prevedeva qualche passo che poi è stato tagliato.

Gli effetti speciali sono ben fatti, ma non ingombranti od esibizionistici.

Il doppiaggio italiano è buono, il che non è poco, considerata la presente epoca di calo della qualità dei doppiatori, e il non essere la pellicola il blockbuster della stagione.

Il film potrebbe deludere i cercatori di fantascienza allo stato puro, ma non deluderà chi è interessato anche a riflessioni psicologiche ed esistenziali, e a considerazioni storico-sociali.

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