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Adele H., una storia d'amore

Regia di François Truffaut vedi scheda film

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La recensione su Adele H., una storia d'amore

di Antisistema
8 stelle

Se l'amore fosse una religione, la giovane Adele H. (Isabelle Adjani) sarebbe la fedele più devota ed il tenente Pinson (Bruce Robinson), il dio da onorare e riverire ossessivamente sino ad autoconsumarsi giorno dopo giorno. Di nuovo l'amore, nuovamente un melodramma declinato in chiave storica, Truffaut ritorna al suo genere prediletto dopo l'oscar di Effetto Notte (1973), con cui entrò definitivamente nelle grazie del sistema da lui osteggiato in gioventù, quanto poi ambito nell'età adulta, decidendo di cimentarsi nuovamente con un film in costume dopo il fallimento critico e commerciale di Le Due Inglesi (1971), trovando nella diciannovenne Isabelle Adjani la sua nuova musa, della quale il regista si innamorò senza venir corrisposto anche perché l'attrice a dispetto di quanto vediamo nel film, sembra legò molto con il collega Robinson. 

Ritroviamo nuovamente al centro del film il tema dell'amore che muove i personaggi, nella specie Adele H., figlia dello scrittore e poeta Victor Hugo, che per seguire i suoi sentimenti ha lasciato la famiglia e cercato la sua vecchia fiamma Pinson nel nuovo mondo, precisamente nella guarnigione di stazza ad Halifax nella Nuova Scozia. La ragazza, vittima di un amore irrazionale ed irrealizzabile, viene tratteggiata come una sorta di stalker ante litteram dal regista, la cui regia fatta di tanti primi piani, scava nelle espressioni struggenti e nel dilaniarsi interiore della ragazza, i cui tormenti sono messi in scena con naturalezza spontanea e gran credibilità da parte di Adjani, che ritrae una figura vittima di un sentimento tossico e malato, verso una figura che non ricambia in alcun modo la passione ardente della giovane, poiché per Pinson quello che ci fu tra loro in passato è un qualcosa di morto e sepolto, da non tirar fuori perché nel nuovo mondo il tenente conduce una vita libertina fatta di continue frequentazioni con donne facoltose, vedendo con malcelato disprezzo ogni ipotesi di matrimonio. Quella di Adele è una battaglia su due fronti; il primo riguardante un'amore irrealizzabile, il secondo la lotta contro l'autorita' paterna che non vede di buon occhio il tenente Pinson e molto più preoccupata della malattia della moglie ed i problemi derivanti dell'esilio politico dopo la presa del potere da parte di Napoleone III.

 

Isabelle Adjani

Adele H., una storia d'amore (1975): Isabelle Adjani

 

Truffaut dagli anni 70' in poi sembra in effetti rifare per lo più lo stesso film con poche variazioni ed eccezioni, il finale quindi è telefonato sin da subito, non potendosi discostare dalla sconfitta per la protagonista, che nonostante il suo gesto "ribelle" della fuga da casa ed il suo sentimento malato per Pinson, in realtà mira ad incalanare il suo amore in un'ottica istituzionale cercando in ciò l'accettazione dei genitori ed al contempo il reinserimento nella normale società borghese. 

Più che un flm biografico, ci si ritrova innanzi all'ennesima autobiografia di Truffaut, il cui volto Adele scambia per quello di Pinson, in un gioco di sguardi di durata infinita, che accomuna le due figure per la loro concezione di amore mai destinato a durare concretizzandosi in un matrimonio, che per il regista risulta sempre una chimera e visto come una stasi letale per i sentimenti. In quanto oggetto Pinson è un essere squadrato e piatto, mai destinato ad evolversi nella sua fissità caratteriale, quindi il regista si concentra appieno su Adele ed i suoi tormenti, ai quali da ampio sfogo mettendoli su carte dapprima come lettere e poi come veri e propri diari della "follia", in cui tratteggia il suo sentimento malato che assimila alla religione e lo sfiorire della sua giovinezza per il logorio datale dall'amore, che la rende cieca innanzi al buio della pazzia nella quale sta sprofondando poco a poco incapace di vedere ciò che di positivo le gravità intorno (il povero librario malamente respinto), per via del fatto che in Truffaut è sempre la donna a mettere sull'altare dei sentimenti molto di sé stessa, mentre l'uomo è sempre una figura passiva o comunque superficiale nel vivere tale sentimento, infatti se Adele spedisce a Prinston numerose lettere arrivando poi a spiarlo e fare terra bruciata di ogni suo legame, il tenente commisera lo stato patetico in cui si è ridotta la ragazza, la cui dissociazione tra corpo - anima è irrimediabilmente compromessa, visto che per vivere il sentimento, c'è bisogno dell'armonia tra le due entita'.

Questa piattezza della figura maschile che ricorre sempre nel cinema di Truffaut, però era tratteggiata molto meglio in Le Due Inglesi, poiché qui Prinson assume caratteristiche più classiche per il genere e Truffaut non si cura di approfondire qualche sfumatura potenziamente interessante del suo legame precedente con Adele, nella specie l'ostilità dei genitori di lei che poteva assumere un'ottica più polemica da parte del regista visto che il tenente sembra provare rancore verso le loro figure, ma in generale il tutto sembra ricalcare nella struttura narrativa la letterarieta' del capolavoro del 1971 oltre che a ricordare in certe sequenze come la camminata solitaria di Adele oramai sprofondata nella follia, il destino dell'Alida Valli di Senso di Luchino Visconti (1954), anch'ella vittima di un sentimento vissuto come auto-inganno logorante, ma il capolavoro assoluto del cineasta italiano toccava vette irraggiungibili per il Truffaut degli anni 70', adagiatosi spesso nei suoi stilemi senza cercare nuove vie; la critica europea se ne accorse, quella americana invece tributo' enormi elogi alla pellicola con tanto di (meritata) nomination agli oscar per Isabelle Adjani.

 

Isabelle Adjani, Bruce Robinson

Adele H., una storia d'amore (1975): Isabelle Adjani, Bruce Robinson

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