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Non odiare

Regia di Mauro Mancini vedi scheda film

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Marco Poggi

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La recensione su Non odiare

di Marco Poggi
5 stelle

Film drammatico incentrato sul difficile rapporto fra nazisti e ebrei italiani, ma recitato con tono monocorde.

Un medico italiano di origine ebrea, mentre presta soccorso a un ferito lungo la strada scopre che è un neo-nazista per via di certi tatuaggi, e lo lascia morire. Tormentato dai sensi colpa, il dottore cercherà, a suo modo, di occuparsi dei tre figli dell'ucciso assumendo la maggiore come donna delle pulizie ed iniziando ad avere per lei dei sentimenti d'attrazione che dovrà reprime, a causa della morte del padre. Film drammatico recitato con tono monocorde sia da Alessandro Gassmann che da Sara Serraiocco e Luka Zunic (nei ruoli dei due figli maggiori dell'ucciso - la prima è abbastanza remissiva e silenziosa, il secondo invece è, almeno inizialmente, un fanatico che ama la violenza e  i ricatti, anche se è comunque un adolescente che ha perduto il padre e che cerca una valvola di sfogo, autodichiarandosi protettore di sua sorella a cui è legatissimo), nonostante tratti di un argomento delicato come l'odio fra nazisti e ebrei italiani. Privo di siparietti brillanti, il film, se non si va in sala pronti, rischia anche di annoiare. Ambientato nell'Italia del nord, con il protagonista che pratica il cannottaggio come sport, lo si vede molto poco nella sala operatoria, ma i suoi rimorsi di coscenza sono forti, anche perché teme di aver perso il "tocco", dopo aver tradito il giuramento d'Ippocrate, che gli impone di salvare delle vite a prescindere dalla razza. Abbiamo anche diverse scene della setta frequentata da Luka Zunic, dove il suo personaggio è circondato da coetanei, ma anche da capi-gruppo, ancor più fanatici e pazzi di lui. Non è nemmeno da sottovalutare il più piccolo del trio, che sembra non capire cioò che accade attorno a lui, ma mai dire mai. Passabile il flashback dei gattini che apre il film e che ci racconta il rapporto fra il protagonista, quand'era bambino, e suo padre, che scopriamo che, durante il periosdo del fattaccio, è morto da poco tempo. Atmofera plumpea, tesa e invernale, dove oltre ai ricattini del ragazzo nazi, il protagonista deve sopportar il continuo ringhiare del pastore tedesco che fa da guardia alla villa di famiglia, ormai abbandonata.

 

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