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1917

Regia di Sam Mendes vedi scheda film

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La recensione su 1917

di giurista81
9 stelle

Capolavoro tecnico che Sam Mendes gira con la "pazzesca" idea di dirigere il tutto con tre piani sequenza (questa almeno la percezione che ho avuto dalla mia unica visione al cinema). Soluzione assai difficoltosa che, tuttavia, riesce molto bene. Proprio nella messa in scena, nelle scenografie, nella fotografia e soprattutto nel controllo di quanto avvenga davanti alla macchina da presa risiede il valore aggiunto di 1917. Il premio oscar Mendes, miglior regista nel 2000 con American Beauty, scrive un copione essenziale che prende le mosse da Salvate il Soldato Ryan (1998) e da La Battaglia di Hacksaw Ridge (2016). Dal film di Spielberg arriva l'idea della missione, in formato point to point, con un duo di soldati inglesi chiamati a recarsi da una trincea a un'altra, allo scopo di fornire un ordine a un colonnello per revocare l'ordine di attacco alle postazioni tedesche. La consegna dell'ordine è di vitale importanza e da essa dipende la salvezza di 1.600 soldati. Un altro omaggio palese è quello del corpo a corpo con un tedesco e l'uccisione dello stesso piantandogli un coltello nel ventre. Dal film di Mel Gibson arriva invece la rappresentazione infernale della guerra, con morti in avanzato stato di decomposizione riversi al suolo (c'è anche qualche omaggio alla famosa sequenza di Phenomena, con il protagonista che nuota in mezzo a un gruppo di cadaveri), pantegane che banchettano, cavalli deceduti avvolti dalle mosche (reminescenze da War Horse di Spielberg) e soldati gravemente feriti con arti amputati da cui zampilla il sangue.

Tuttavia, a rendere 1917 un film che costituirà oggetto di studio e che riuscirà a farsi ricordare nel tempo non è tanto la storia, tutto sommato non eccelsa (non c'è alcun interesse a raccontare fatti storici), piuttosto la rappresentazione scenica e la regia. Mendes compie una vera e propria impresa, supportato da un cast di attori in palla (moltissime le comparse) e da un cast tecnico che viene chiamato al massimo sforzo. Gli spettatori vengono presi per mano e portati in mezzo alla trincea. L'operatore è sempre a ridosso degli attori, muove la steadycam in modo da riprendere l'intero campo, muovendosi a 180° senza mai staccare e ricorrere al montaggio. Quest'ultimo è quasi del tutto assente, giocato sui neri utili a raccordare senza che lo spettatore noti lo stacco, eppure il ritmo non scema mai. La tensione è costantemente sul filo del rasoio e gli applausi scrosciano fragorosi in alcune sequenze che, per come sono state girate, non possono non esser definite magistrali. Si veda la caduta di un aereo tedesco che, dopo alcune evoluzioni precedute da una battaglia aerea, frana, scomparendo e poi riapparendo davanti a un dislivello che lo nasconde per un attimo dalla visuale, davanti ai due attori protagonisti (i bravi George MacKay e Dean-Charles Chapman) per prendere fuoco una volta caduto a terra. Mendes gira tutto senza ricorrere a stacchi di macchina e lo fa con un controllo della scena che ha dell'incredibile.

Eccezionale la lunga sequenza nella cittadina francese sventrata dai bombardamenti. MacKay si muove, evitantando i proiettili, in uno spettro urbano in cui pareti ricordo di stabili svettano in una notte illuminata dalle fiamme. Il fresco premio oscar Roger Deakins fotografa il tutto con una luce arancio-gialla (ripresa dal suo precedente Blade Runner 2049) che lascia a bocca aperta per quello che è un preludio all'entrata nell'inferno.

Incalzante la colonna sonora di Thomas Newman, di vitale importanza per determinare l'accrescimento della tensione. 

A voler trovare dei nei, vien da considerare la presenza di alcune forzature. In particolare nella sequenza del cecchino tedesco con MacKay che spara a casaccio e si getta a corpo morto totalemente scoperto, col nemico che non sfrutta l'enorme vantaggio di cui è in possesso: quello di essere al riparo e di aver il controllo del locale in cui si getta l'altro. 

Mendes punta tutto sulla tensione. 1917 è un film che mette addosso un'ansia continua che lascia sulla graticola lo spettatore senza mai abbandonarlo. Eccezionale la presa visiva. Vincerà sicuramente degli oscar, di certo quello per la migliore scenografia (strepitosa) e tra questi sarebbe giusto concedere il secondo grande riconoscimento in carriera a Mendes per la regia (soprattutto per il suo tentativo sperimentale perfettamente riuscito). Notevoli anche fotografia e sonoro. 

DA VEDERE CATEGORICAMENTE AL CINEMA.

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