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Annette

Regia di Leos Carax vedi scheda film

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GIMON 82

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La recensione su Annette

di GIMON 82
8 stelle

Un film "folle" nel senso più artistico del termine,dopo il criptico "Holy motors" Carax forgia un opera personalissima e con spicchi autobiografici.Una riflessione sul narcisismo da "celebrity" con Driver e la Cotillard ebbri di un amore "tossico"..il tutto sulle note degli Sparks..

Un film come "Annette" rientra di dovere nel novero di quelle pellicole fatte per spaccare o spiazzare il pubblico. A quasi dieci anni dall'uscita del criptico "Holy motors",il regista francese rientra in scena con un opera densa e fluviale, dove tutto resta sospeso in un aura di parossismo e sperimentazione.

Se "Holy motors" rappresentava il canto del cigno di un mondo antico fatto di cineprese giganti e motori, qui il poeta "dark" del cinema d'oltralpe costruisce una pellicola quasi antitetica per assurdità, una sorta di genialata il cui autore ci mette la faccia , avendo il coraggio di mettere in scena un film costruito sui dettami della celebrità, dell' egotismo e dell'amore tossico.

Tutto comincia da un favoloso intro, con il regista che accompagnato dalla figlia adolescente introduce il bellissimo pezzo del duo degli Spark ,"So Way me start" coi protagonisti Adam Driver e Marillon Cotillard a guidare una sorta di "processione" canterina ,passeggiando per il Sunset Boulevard di Los Angeles.

Un entrata in scena che come in "Holy motors" gioca sull'effetto metafilmico, col regista a guidare quelli che saranno 135 minuti in cui si mescolano melò, musical, pezzi di genia "pop" e teatri dell'assurdo.

 In una sorta di gigantesca pieces teatrale vediamo Henry e Ann, lui  comico lungagnone dall'umorismo caustico che accoglie applausi a scena aperta. Nella prima mezz'ora vi è un alternanza di parallelismi fra il maschile e femminile che popolano il film, mentre Henry rappresenta la virilità dove il comico abbraccia la corrosività becera e maschilista, Ann è il suo contraltare , un soprano d'opera che mette in scena la tragedia umana della morte, amata dal pubblico alla pari di una novella biancaneve,leggiadra e pura.

Tra i due scoppia l'amore in una sorta di danza appassionata e qui condita da focosi amplessi e gloriosi successi, accompagnata dall'eco della celebrità e del moderno showbiz votato all'immagine. Come in altre sue opere Carax non manca di sottolineare sopratutto qui il suo pensiero sul mondo narcisistico nel quale viviamo. Accompagnati dall'eco dei riflettori e sopratutto intonando le musiche degli Sparks, i due procreano una bambina che tanto umana non è, ma piuttosto è una sorta di marionetta nelle mani dei celebri genitori.

I parallelismi  incorrono col mondo moderno fatto di star del web e non  che immolano i propri pargoli ai dettami dell'apparire ad ogni costo. Lo scopo di Carax è però quello di riflettere sul suo momento "Biografico", attraverso le ottime performance dei suoi attori, con l'irrequieto Driver a giganteggiare sulla melensa Cotillard.

Il punto di svolta del film giunge proprio alla nascita della piccola Annette, una sorta di "Deus ex machina" inquietante e a tratti orrorifica, una presenza che sconvolge il menage coniugale dei genitori. Qui entrano in scena come in una tragedia greca dalle tinte fosche sentimenti d'invidia e rabbia che serpeggiano nella coppia. Un classico della vita odierna ricca di amori tossici, qui elevata ad una fiaba moderna dalle tinte Dark, dove la classica regia roboante di Carax cede il passo ad una visione cinematografica sperimentale, intersecando sentimenti e dettagli onirici in immagini vivide e potenti.

Adam Driver, Marion Cotillard

Annette (2021): Adam Driver, Marion Cotillard

In tutta questa baraonda di canzoni, sentimenti e conflitti matrimoniali s'innesta come sempre l'idea di un cinema artistico e quasi "metafisico", fuori da ogni regola e schema che quasi costringe lo spettatore ad un flusso delle immagini e degli umori molto sovrastante. Il regista francese reduce dalla tragedia del suicidio della compagna e della responsabilità della paternità, sembra trovare nel duo Driver -Cotillard due "alter-ego" cupi e tragici, come la sua maschera da "punk" antelitteram suggerisce. La vita di coppia appare qui in tutti i passaggi e le sfumature, in un surplus di splendidi barocchismi registici a volte troppo prollissi nel loro incedere perpetuo e colmo di vanità. Come ogni artista che si rispetti Carax ci sbatte in faccia i propri narcisismi, le sue nevrosi e idiosincrasie, lo fa con un film colmo di immagini e saturo di musiche che ci accompagnano per tutti i 135 minuti.

"Annette" è il classico film della maturità di un autore che dopo " Holy motors" sembra aver chiuso un cerchio, entrando in una fase sperimentale  della sua carriera, permettendogli di girare una pellicola volutamente e sfacciatamente prolissa, nel voler dichiarare il suo  percorso umano e artistico. Se la prima mezz'ora era contrassegnata da una fotografia viva e ultracolor che testimoniavano il mito della celebrità, la seconda parte diventa scura a dimostrare la cupezza e il senso di lugubre morte che avvolge il film. Ci troviamo dinanzi ad una sorta di "estasi" maligna e al sentimento amore che fagocita l'altro e se stessi. Abbandonando i sentimentalismi e i romanticismi dei suoi film di gioventù, Carax penetra l'idea del rapporto di coppia come cono d'ombra dell'essere umano, dapprima nido e casa, per poi maturare nei tragici narcisismi personali. 

In mezzo vi è un infanzia che qui appare fittizia e senz'anima, relegata ad un magico talento canoro e fagocitata anch'essa dalle ombre paterne,tutto sembra dirci quale ruolo giochi il talento artistico nelle vite di alcuni, quale sia lo scotto da pagare nel vivere sotto i riflettori e quali le conseguenze che tutto ciò riflette sull'anima. Se "Holy motors" viveva sull'idea di morte permanente del tutto, qui vediamo una storia che rimane in superficie, come lo sono le vite dei protagonisti. A mò di fiaba ci viene data un idea semplice di un cavaliere oscuro e di una eterea biancaneve che lottano per non soccombere l'una all'altra. Se in "Holy motors" tutto viveva in una sorta di criptico mistero, qui tutto è allineato secondo i canoni della società dello spettacolo urlato e cantato, dove i bambini sono mostri di pezza da esibire come fenomeni da baraccone da offrire al miglior offerente e dove l'omicidio rappresenta l'extrema ratio del proprio malessere.

Tutta questa "superficie" viene sorretta dall'enorme talento registico di Carax e dalla sua consapevolezza come uomo e artista , realizzando un film tra lo sperimentale e il puro musical con le musiche degli Sparks che risultano molto coinvolgenti. Il finale è bellissimo e catartico allo stesso tempo, consiglio a tutti di non alzarsi sino alla fine dei titoli di coda per godere di un ennesima sorpresa di un maestro del cinema anticonformista e ribelle, un ultimo grande artista che come egli stesso ha dichiarato realizza solo film "privati", non per tutti i gusti dunque....Puro Carax al 100%....

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