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I quattrocento colpi

Regia di François Truffaut vedi scheda film

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La recensione su I quattrocento colpi

di Antisistema
10 stelle

Primo film di Francois Truffault, che fatto proprie le esperienze di critico sui Cahiers du Cinemà e la visione del cinema propria di Andrè Bazin (morto il giorno prima delle riprese e a lui il film è dedicato); crea con i Quattrocento Colpi nel 1959 un vero e proprio manifesto del cinema che darà vita alla Nouvelle Vague, corrente cinematografica che avrà vita per 5-6 anni per poi estinguersi; ma lascerà un patrimonio inestimabile per le future generazioni di cineasti. 

Con quest'opera siamo innanzi ad una pellicola speculare che inizia con una carrellata degli esterni di Parigi e uno sguardo alla Torre Eiffeil da un punto di vista differente dai soliti, stagliandosi tra alberi malmessi e edifici malmessi (Vedere per esempio Cenerentola a Parigi di Donen di appena due anni prima; che dava dell'edificio simbolo di Parigi una rappresentazione classica e stereotipata); per poi concludere il tutto con due carrellate che mostrano la fuga del protagonsita Antoine Doinel (Jean Pierre Leaud) verso il mare. 

 

Jean-Pierre Léaud

I quattrocento colpi (1959): Jean-Pierre Léaud

 

Tolte quindi la carrellata iniziale e quella finale che sono i momenti con maggior dinamismo del film, la pellicola si concentra per lo più negli spazi chiusi di tre edifici che hanno anche una funzione simbolica; l'aula di una scuola (l'istruzione), la casa di Antoine (la famiglia) e la caserma della polizia e riformatorio (l'autorità). La figura del protagonista Antoine è modellata sicuramente su quella del regista (che a quanto sembra non andava molto bene a scuola da piccolo e comunque, non ha mai conseguito un grado di istruzione elevato), visto il suo carattere ribelle ed insofferente a qualsiasi attività. La scuola per lui è un'inutile perdita di tempo, perchè come dichiara, non riesce ad imparare mai un bel nulla e quando ad un certo punto, dietro l'incentivo di 1000 franchi se fosse riuscito a fare un tema di francese con un bel voto, si impegna anima e corpo nello studio (riportando una citazione da Balzàc), il professore (con cui c'è una forte faida) lo ripaga con uno zero accusandolo di plagio; in sostanza Antoine è un bambino perennemente oppresso anche se tenta di conformarsi al sistema. 

D'altronde l'ambiente familiare non è dei migliori; chiuso in una casa piccola quanto soffocante per i continui litigi dei suoi genitori, ai quali tenta di sfuggire chiudendosi nell'oscurità della sua minuscola cameretta, Antoine è vittima tanto di una madre assente che tradisce il marito (e da qui il ragazzino si inventerà una bella giustifica a scuola dicendo che è morta la madre), quanto di un padre che è un buono a nulla nel lavoro e che probabilmente, non ha mai amato troppo il bambino avuto in precedenza dalla moglie. 

 

Jean-Pierre Léaud

I quattrocento colpi (1959): Jean-Pierre Léaud

 

Antoine ha dei problemi e il suo comportamento ovviamente non è sempre da giustificarsi, ma la combinazione letale di un professore miope e di una madre e un padre assenti quanto incapaci di dargli un'educazione, portano il ragazzino ad alienarsi dal contesto dei rapporti con gli adulti (visti tutti alla fine come dei retrogradi reazionari e anche incapaci) per sfogarsi con la lettura e in scoribande con il suo amico Renè, con cui spesso marina la scuola. I Quattrocento Colpi mostra in modo sconcertante il fallimento di tutte le istituzioni che alla fine non riescono ad educare le nuove generazioni e risultano prigioniere di un pensiero idiota basato sulla ferrea disciplina e sul ricordo dei bei tempi andati (che poi erano veramente belli?). 

L'impietosità del fallimento delle autorità, è ritratto impietosamente da una macchina da presa che non nasconde nulla di Parigi e che filma la realtà in esterna per quello che è, senza interventi di ri-costruzione o altro, atti ad alterare il paesaggio urbano. Muri sporchi, edifici vecchi e strade colme di sporcizia fanno da sfondo alla parabola umana del piccolo Antoine che si ritroverà a crescere in fretta e passare all'età adulta (impietoso il racconto che il ragazzino con sconcertante schiettezza fà delle sue esperienze in strada alla psicologa del riformatorio). Apprezzabile l'abilità del regista di essere riuscito a fare un ritratto si duro delle istituzioni, ma senza scadere in stupidi manicheismi o calcare la mano negli isterismi degli adulti, grazie anche ad una certa comicità caustica in talune situazioni (come la giustifica della morte della madre, che unisce umorismo con la spietatezza della totale sfiducia del ragazzo verso la donna).

Vincitore del premio miglior regia a Cannes, e nominato come miglior sceneggiatura agli oscar; I Quattrocento Colpi ha superato in modo egregio la prova del tempo ed è perfettamente fruibile anche nel nuovo millennio. Consigliato anche ai ragazzi per via del contenuto che può riguardarli da vicino nella loro vita reale. Non hanno nulla da temere dall'eventuale osticità dell'opera, visto che il film è molto più narrativo e facilmente fruibile rispetto a Fino all'Ultimo Respiro di Godard (1960), che risulta invece un film molto più radicale nello sperimentalismo del linguaggio del cinema e della narrazione.

 

 

 

Film aggiunto alla Playlist dei capolavori : //www.filmtv.it/playlist/703149/capolavori-di-una-vita-al-cinema-tracce-per-una-cineteca-for/#rfr:user-96297

 

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