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Godzilla vs. Kong

Regia di Adam Wingard vedi scheda film

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La recensione su Godzilla vs. Kong

di alan smithee
4 stelle

Kong ci appare in un paradiso naturale che ben si impegna ad emulare le amenità naturali presenti in Skull Island nell'episodio precedente. Ma presto ci rendiamo conto che quella dell'enorme primate è una cattività falsata e nemmeno così ampia come le circostanze potrebbero far pensare. Mandato in tilt l'ecosistema fasullo che imprigionava Kong, una scienziata (la spilungona Rebecca Hall) si impegna a trovare una soluzione "abitativa" allo scimmione, e per questo si avvale della collaborazione di uno scienziato (Alexander Skarsgard), dai più ritenuto un folle, secondo il quale al centro della Terra esistono bolle incontaminate in cui gli antichi rettili abitanti del pianeta si sono rifugiati per scampare ad un pianeta in preda alla glaciazione che ufficialmente li avrebbe estinti. Intrapreso il viaggio per il centro del pianeta, il gruppo finisce per ritrovarsi agli antipodi del luogo di partenza, in una Hong Kong minacciata dalla presenza ingombrante e distruttiva del mostro "tossico", contro cui l'ira di Kong si dirigerà, fino almeno a comprendere, entrambi, che il vero nemico è un altro essere.

Un po' aggrovigliata e strapazzata la storia che serve a riproporre il mitico scontro tra i due mostri che, messi assieme, in qualche modo dimostrano come il dualismo e la rivalità tra l'Occidente ed il levante del nostro globo, possono in realtà mettere saggiamente da parte ogni astio per contribuire a sventare ben altre minacce.
Lo scontro ci mette dinanzi due mostri agli antipodi: King Kong dallo sguardo sempre più umano ispirante tenerezza e compassione, contro un Godzilla in cui alberga invece l'impossibilità del rettile di rendersi in qualche modo addomesticabile ed a portata di uomo.
Inoltre anche stavolta che il discorso pare serio sin dall'elevato budget, e non ci troviamo di fronte ai risibili mostri di peluche delle serie di produzioni giapponesi anni '50 e 60, le misure e le scale non quadrano: se Kong già dalla sua prima gloriosa pellicola appariva un esserino rispetto all'Empire State Building in cima al quale si manifestava il frutto della sua passione, amorosa e fatale, qui, per reggere al confronto con Godzilla e non fare lui la figura della lucertola, è costretto ad ingigantirsi al punto che diviene grande fino a superare l'altezza dei grattacieli, mettendo a repentaglio assieme al suo antagonista-compare gran parte dell'abitato, impossibilitati già nell'indole a non librarsi nel poco spazio che la metropoli gli riserva, con l'agilità di due ballerine.

Il resto sono tutte sciocchezze, a partire dalla bimbetta muta che fa da tramite tra Kong e gli umani, ed il film un blockbuster girato con gran tecnica ma fracassone e privo di anima, proteso ad una ricerca disperata di accumuli improbabili di situazioni e che non riesce affatto a farsi apprezzare, nemmeno tra le mani di un regista tecnicamente abile come Adam Wingard, esperto in tematiche horror-fantascientifiche sin dagli inizi carriera.
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