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Dove bisogna stare

Regia di Daniele Gaglianone vedi scheda film

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La recensione su Dove bisogna stare

di barabbovich
8 stelle

Dopo La mia classe, Gaglianone torna sul tema migranti con un documentario toccante, privo di qualsiasi retorica, “necessario”, portando lo spettatore nel quotidiano di quattro magnifiche angeli custodi e di quella gente spogliata da qualsiasi diritto, perseguitata e, talvolta, ferita dall’ulteriore deprimente esperienza fatta in Italia.

Quattro luoghi diversi (la Val di Susa, Como, Pordenone, Cosenza), quattro donne normali eppure assolutamente eccezionali, diverse per età e formazione, ma accomunate da una vocazione strabiliante nell'aiutare chi è in difficoltà: le donne e gli uomini di quel sottobosco umano composto da rifugiati, perseguitati politici, omosessuali, migranti costretti - per le ragioni più diverse - a fuggire dai paesi d'origine. Le quattro protagoniste raccontano altrettante bellissime storie di solidarietà, il senso di umanissima pietas che le spinge - ciascuna con le proprie ragioni - a stare "dove bisogna stare" ("Come potevo tornare a casa e dire: continuo la mia vita normale, tanto se ne occupano gli altri? Mi interessa la vita vera, lì dove ci sono i problemi", dice una di loro). Le vediamo occuparsi di chi non ha un tetto e dorme sul greto del fiume, in mezzo al bosco, o in un parcheggio abbandonato; le osserviamo mentre curano le ferite di chi ha camminato per sette ore in mezzo alla neve, con le conseguenze che si possono immaginare; le sentiamo mentre organizzano il dormitorio in un palazzo occupato o, ancora, mentre offrono accoglienza e informazioni utili per il disbrigo di pratiche burocratiche nella stessa Como in cui Salvini comizia per le strade, dicendo che gli immigrati vanno in giro con gli iPhone cercando Pokemon. Difficile credere che il leader leghista appartenga alla stessa specie animale delle quattro donne del film.
Dopo il cinema di finzione e la notevole docufiction de La mia classe, Gaglianone - coadiuvato da Stefano Collizzolli - torna sul tema migranti con un documentario intensissimo, toccante, privo di qualsiasi retorica o sentimentalismo, "necessario", portando lo spettatore nel quotidiano di queste quattro magnifiche angeli custodi e di quella gente spogliata da qualsiasi diritto, perseguitata e, talvolta, ferita dall'ulteriore deprimente esperienza fatta in Italia.

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