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Le Mans '66 - La grande sfida

Regia di James Mangold vedi scheda film

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La recensione su Le Mans '66 - La grande sfida

di giurista81
8 stelle

Spettacolo visivo e soprattutto sonoro, Le Mans '66 è un imperdibile appuntamento al cinema per gli appassionati dei film tratti da reali vicende sportive e, soprattutto, per gli amanti del motor sport. James Mangold, di cui ricordiamo i vari Cop Land (1997),Quel Treno per Yuma  (2007) e Wolverine (2013), pur dicendosi non amante delle corse automobilistiche, si cala fin dalla prima sequenza nel genere e offre una regia adrenalinica, densa di azione e con continui movimenti di macchina. Ritmo sollecito senza cali, per oltre due ore di orologio che passano così veloci da non accorgersene.

Attento ai dettagli, Mangold recepisce e fa propria la lezione offerta da Ron Howard in occasione di Rush (2013) e realizza uno dei più spettacolari film del genere. 

La sceneggiatura è piuttosto fedele agli accadimenti dell'epoca, pur optando per alcuni piccoli accorgimenti, in modo da massimizzare il tutto. Se manca qualcosa, forse, questo è da individuarsi nelle caratterizzazioni dei personaggi, comunque sufficientemente buone. Il trio di sceneggiatori, capitanati da Jez Butterworth, si concentrano soprattutto sui rapporti tra Carroll Shelby (un buon Matt Damon) e la Ford, rappresentata quale importante azienda incapace di comprendere le meccaniche del motor sport e, soprattutto, le psicologie dei suoi protagonisti. A tal proposito c'è un bello scambio di battute tra i due protagonisti in cui si mettono in evidenza le differenze tra gli appassionati e i colletti bianchi, subito pronti a fottersi tra loro pur di farsi belle col capo. 

Per l'entourage Ford correre significa dover vincere, ma non per il gusto e la passione per la vittoria, bensì per vendere. Questo comporta invasivi ordini di scuderia, logiche di marketing e studiati programmi che non sempre coincidono con l'opportunità del caso.

Christian Bale, dimagrito in modo vigoroso, è lo smargiasso e iracondo (ma non troppo, tanto che appare più quale simpatica canaglia) Ken Miles, il pilota di punta individuato da Shelby per pilotare l'auto che dovrà interrompere l'egemonia Ferrari a Le Mans. Mal visto dall'entourage Ford per i suoi modi irruenti e i suoi atteggiamenti spartani, Miles sarà il test driver dell'auto e, alla fine, verrà selezionato quale pilota di uno dei quattro equipaggi. Per centrare l'ingaggio però dovrà faticare non poco e soprattutto vincere le ostilità che i colletti bianchi della Ford gli porranno sul cammino.

Lo script gioca molto sui diversi approcci tra l'industrializzata Ford e l'artiginale Ferrari. A tal proposito, la scuderia Ferrari viene presentata in modo forse un pizzico irrispettoso. Gli uomini di Maranello, a partire da Enzo Ferrari (cui da corpo il nostro Remo Giorone), sono qua arroganti e spocchiosi, subito pronti ad avanzare reclami e a offendere, ma anche un po' sbadati tanto da farsi fregare cronometri e cadere vittime di giochi d'astuzia. L'anima americana del progetto è piuttosto manifesta, laddove si mostra uno Shelby sagace e furbo, in grado di realizzare una macchina in novanta giorni subito in grado di gareggiare con le rosse fiammanti tricolore. Ciò nonostante non si risparmiano strali per i vertici Ford. Ford II infatti è una sorta di dittatore che vuole imporre le sue decisioni anche laddove è del tutto incompetente a prenderle.

Il pezzo forte della pellicola è costituito dalla ricostruzione delle corse (non solo Le Mans, ma anche Daytona e altre secondarie), tra incidenti spettacolari, motori che esplodono, fuoco, pioggia battente e corse in diurna, con buona pace per la computer grafica utilizzata solo per le rifiniture. Uno sforzo costato quasi 100 milioni di budget, ma comunque capace di  far battere il cuore degli spettatori, incollandoli alle poltroncine, un po' come avvenuto nella scena in cui Shelby porta a spasso Ford II (eccezionale prova di Tracy Letts) a bordo di una sua GT 40, col vecchio che inizia a piangere riconoscendo di non aver mai neppure immaginato cosa significasse stare a bordo di un auto da corsa. Non manca la tragedia, attribuibile per lo più a cedimenti meccanici, sempre presente in quegli anni, con moglie e figli costretti a trepidare, tra gioia e dolori, in un mix di emozioni che pochi altri sport sanno regalare.

Da vedere, assolutamente, al cinema.

 

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