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Non sposate le mie figlie! 2

Regia di Philippe de Chauveron vedi scheda film

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La recensione su Non sposate le mie figlie! 2

di Furetto60
5 stelle

Commedia "sociale", sequel del primo fortunato capitolo, è un gradino inferiore al precedente, ma è tuttavia piacevole

Claude e Marie, cattolici e conservatori, che all’epoca del primo capitolo, avevano mal digerito i quattro matrimoni delle rispettive figlie, con mariti, tutti di etnia diversa e fedi differenti, l’ebreo David con frustrate ambizioni imprenditoriali, l’algerino musulmano Rachid, il cinese ateo Chao, un tantino paranoico e infine Charles, cattolico sì, ma nero, che coltiva velleità artistiche, ormai sembrano essersene fatti una ragione. Oltretutto per capire meglio il carattere dei generi, affrontano anche un viaggio di un mese, Claude è ormai in pensione, nei loro rispettivi paesi, ma tornano contrariati e disgustati, tanto da decidere che d’ora in poi, i loro viaggi li faranno esclusivamente in Francia, la loro amata nazione, quando con incredulità e angoscia, scoprono che i loro generi hanno deciso di lasciare il paese, con mogli e figli, in cerca di fortuna all'estero. Odile e David vogliono recarsi in Israele, Chao e Ségolène in Cina, Isabelle e Rachid in Algeria, mentre Laure e Charles vogliono andare in India, poiché Charles vuole fare carriera a Bollywood. Come se non bastasse, stanno per giungere in Francia anche i consuoceri Koffi, per il matrimonio della loro unica figlia femmina, ignorando che è lesbica e sta per sposare un’altra donna. Scioccati all’idea che le figlie, si allontanano cosi tanto e di non poter vedere crescere i propri nipoti, Claude e Marie, di fronte a tale minaccia, devono correre immediatamente ai ripari ed inventano di tutto, pur di trattenerli provando a dimostrare loro che la Francia è il posto migliore possibile. Tornano i Verneuil e i Koffi, e torna la formula narrativa fortunata al botteghino, del primo film. Il regista De Chauveron, attraverso il personaggio di Verneiul, afferma come De Gaulle, “Patriottismo è amare il proprio paese, nazionalismo è detestare quello degli altri”. Tra i tanti attori in scena, l’attenzione cade sul mattatore assoluto della storia, la Francia:messa in discussione dai suoi stessi cittadini,  finirà poi per rivelarsi ancora una volta il migliore dei posti possibili, quello che li contiene tutti, nel nome della tolleranza. Il primo episodio aveva una bella idea di partenza e, nonostante i difetti ,come una lunga teoria di luoghi comuni e un ritmo a singhiozzo, funzionava comunque bene, un po’ per la spruzzata di coraggioso umorismo "politicamente non del tutto corretto", ma soprattutto per l’energia e la carica di “nervosa simpatia” degli attori protagonisti, Christian Clavier e Chantal Lauby. Il sequel adombra i pregi e ne amplifica i difetti: i personaggi, sono troppo sopra le righe, le gag  meno efficaci, c’è più confusione e meno brio. Soprattutto, la storia è strutturata, in modo approssimativo e poco convincente. Il tour organizzato con “trucchetti” ridicoli, per persuadere i quattro generi a restare, colpendoli nei loro punti deboli, con la complicità di persone prezzolate, è poco credibile e decisamente forzato. Se da un lato non si nascondono difetti e problemi della Francia, dall’altro il film abbonda in location turistiche , che lasciano il tempo che trovano. Tuttavia qualche gag e qualche battuta vanno a bersaglio «siete diventati reazionari» chiede il suocero ai quattro giovani, che temono i furti e guardano con sospetto gli “altri” stranieri; «avete votato Macron, non siete contenti?»; Simpatiche le maschere di Claude, che si ingegna a scrivere una fantomatica biografia di un autore sconosciuto e Marie che si tiene in forma con camminate di “sci di fondo” senza neve, Altre situazioni, come quelle relative al prete e al rifugiato afghano, che il capo famiglia considera un terrorista, sono di dubbio gusto.Anche se  con uno sviluppo prevedibile e un finale telefonato, la commedia nel complesso è "potabile".

 

 

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