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5 è il numero perfetto

Regia di Igort vedi scheda film

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La recensione su 5 è il numero perfetto

di Furetto60
6 stelle

Trasposizione cinematografica della "graphic novel" omonima, esperimento interessante, ma non del tutto riuscito

Un anziano sicario della camorra ormai “in pensione” per raggiunti limiti di età, animato da vecchi valori sulla criminalità di una volta, è costretto a rimettersi in gioco, quando gli uccidono l’amato figlio, al quale aveva passato il testimone, regalandogli un maneggevole revolver, per fare il suo “lavoro”, ma stavolta gli dice male la vittima si trasforma in carnefice e il ragazzo muore crivellato di colpi. Raduna la sua vecchia banda di complici, per fare la guerra contro i presunti clan responsabili, e trovare la sua vendetta. Adattamento della omonima " graphic novel", Il film propone allo spettatore un’audace commistione, di suggestioni cinematografiche, letterarie, fumettistiche e perfino geografiche, da Dick Tracy e Batman, al cinema di Howard Hawks, Fritz Lang, Jean-Pierre Melville, passando per quello italiano di genere, con la predominanza del noir, con le sue ombre nere e le distorsioni espressioniste, i codici morali e le maschere tragiche. Igort utilizza i canoni classici, per restituire l’immagine di un vendicatore “hard boiled,” Peppino Lo Cicero, l’ormai evergreen Servillo. Un gangster-saggio, che da anziano killer di seconda linea, in pensione, si trasforma, per vendetta, in un giustiziere efficacissimo, senza macchia e senza paura. A completare il quadretto del classico noir, altre due figure tipiche, la spalla e la pupa. Il primo è Totò o’ Macellaio, alias Carlo Buccirosso, personaggio alla “buddy action” anni Ottanta, la pupa, alias Valeria Golino, prototipo della donna, leale fino ialla fine, e insieme “femme fatale”, forte e indipendente. Molta carne a cuocere, troppa, la sovrapposizione di stili e generi confonde. Igort, che è alla sua prima regia, per adattare un suo fumetto cult del 2002, non riesce a mutuare dalle sue vignette noir, il senso di gioco e di pericolo, proprie di quelle narrazioni, le sparatorie sembrano una svogliata parodia, la sceneggiatura è  troppo verbosa, Valeria Golino gira a vuoto e il sempre bravo Buccirosso colora troppo le bizzarre scenette action, facendole scivolare in farsa, tutto in sostanza, ruota intorno ad un protagonista esuberante come Toni Servillo che, gigioneggia a briglie totalmente sciolte, l’intero film è al suo servizio.  Ottima l’estetica del film, ambientato in una  Napoli,  come spesso sta accadendo al cinema, più personaggio che semplice sfondo, una Napoli  pop, simile a quella ricostruita da Garrone in "Dogman", una città irriconoscibile, quella dei primi anni '70, uggiosa, buia e lugubre , deserta, silenziosa, piovosa, teatro delle avventure  dei nostri protagonisti, vicoli tetri e mura fatiscenti, cinema vuoti e maschere pittoresche, terra di frontiera per cowboy urbani in squallide periferie industriali, in un allucinato viaggio che si tinge di atmosfere grottesche. Igort, pseudonimo di Igor Tuveri, è stato convinto proprio dall'amico Toni Servillo a portare sullo schermo il suo romanzo a fumetti, ma il risultato non è all'altezza delle aspettative. “5 è il numero perfetto “ rimane sì fedele alla storia e ai personaggi, ma non riesce a trasferire lo spirito visionario del suo stesso autore, che funzionava sulla carta stampata, meno sullo schermo. L'aura nostalgica ed esistenziale, che in molti momenti prende il sopravvento sull'azione, è una caratteristica dell'universo igortiano ed è ben restituita, ma è come se Igort, abbia preferito incanalarsi in strade già tracciate da altri, da modelli provenienti dal cinema action americano o ad altri come il polar francese, ma ispirandosi anche ad autori specifici come Luc Besson. Tutta la sequenza della sparatoria con Servillo e Buccirosso che eliminano una masnada di malavitosi, tra luci che vanno e vengono e uccisioni al rallentatore, sembra una fotocopia sbiadita, di quella vista in  Leon. “cinque è il numero perfetto” è un film, in cui il marchio di fabbrica del bravo fumettista, si smarrisce. Al netto di tutto questo è comunque un esperimento cinematografico interessante e tutto sommato un prodotto godibile  

 

 

 

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