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Contact

Regia di Robert Zemeckis vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Contact

di maurizio73
6 stelle

Da un romanzo di C.Sagan, l'incursione del poliedrico Zemeckis nella fantascienza impegnata è un blockbuster che pesca a piene mani nell'immaginario pacifista e spiritualista di Incontri ravvicinati, pur rappresentando una summa delle intuizioni scientifiche e delle tensioni epistemologiche di un autore da sempre assertore del principio antropico.

Dopo l'interruzione del programma SETI ad Arecibo a causa del taglio dei fondi pubblici, la giovane e determinata Ellie Arroway ottiene un finanziamento privato da un misteroso magnate, per proseguire le sue ricerche radioastronomiche sulla presenza di intelligenze extraterrestri. Quando ogni speranza sembra ormai perduta, la ricezione di un segnale dalla stella Vega contenente il progetto di un veicolo spazio-temporale consente finalmente ad un solo rappresentante del genere umano la possibilità di uno storico contatto con una civiltà aliena. La commissione incaricata di valutare i candidati però, la esclude dalla scelta finale a causa del suo dichiarato ateismo. Ma la divina provvidenza ha in serbo per lei molte altre sorprese...

 

Locandina

Contact (1997): Locandina

 

Vega, prima fermata.

 

Da un romanzo di Carl Sagan, scritto e diretto sotto la supervisione dell'astronomo americano ma finito solo dopo la sua morte, l'incursione del poliedrico Zemeckis nella fantascienza impegnata (dopo la trilogia fanta-comedy di Ritorno al Futuro) è un blockbuster che pesca a piene mani nell'immaginario pacifista e spiritualista di Incontri ravvicinati del Terzo Tipo, pur rappresentando una summa delle intuizioni scientifiche e delle tensioni epistemologiche di un autore da sempre convinto assertore del principio antropico. Alla ricerca di un'isola che non c'è dall'alra parte della Nube Interstellare Locale, gli sceneggiatori Hart e Goldemberg costruiscono l'edificante epica femminista di una novella Vera Rubin alle prese con le grandi orecchie di paraboloidi radioriceventi, nella sua pionieristica avventura scientifico-sentimentale costellata di drammi familiari, tumulti amorosi, commissioni maccartiste, rivincite meritocratiche, viaggi iperspaziali, contatti olografici e chi più ne ha più ne metta. Insomma un calderone melodrammatico di arte varia ben scritto, ottimamente diretto e splendidamente recitato che miscela gli ingredienti più ghiotti della macchina dei sogni targata Warner in un grande spettacolo mainstream che ammicca continuamente alla civiltà mediatica di un'era spaziale inaugurata con le Voyager e finita giusto in tempo per la claque elettorale al secondo mandato dell'Era Clinton (ad un certo punto lui entra, tutti si alzano e 'lei' in tailleur bordeaux rimane seduta; tranquilli, sempre meglio che ginocchioni!), proponendo la tripla battaglia singolare femminile contro lo scetticismo scientifico, l'ostracismo accademico ed il fanatismo religioso quali grandi contraddizioni di una nazione all'avanguardia nelle scienze e nella tecnica, ma afflitta da un sano oscurantismo culturale che ne rappresenta una controparte dialettica di immediata resa drammaturgica. Tutto fa brodo insomma, compreso il perfetto mecenate calvo dell'ex orwelliano Hurt: ingegnere infernale del Geogia Tech e prototipo degli Elon Musk prossimi venturi, che finanzia a suo modo le imprese targate NASA e va a spasso sulla MIR del nemico giurato nella disperata speranza di un rallentamento cronobiologico di un male incurabile da contrastare grazie ad una indefinita caduta libera. Capace di una studiata simbologia astronomica che utilizza la stella Vega (testa dell'Aquila in picchiata dell'etimologia araba come rapace iconografia della protervia nazista) quale terminale minimo della spola elettromagnetica al tempo della Televisione e spettacolo d'arte varia a colpi di piani sequenza che spielbergheggia sulla potenza dei sogni alimentata dallo showbiz degli Studios ("Cerca di rimediare un po' di grana da Hollywood. Quelli sono anni che si arricchiscono sfruttando gli alieni"), sul punto di vista del pubblico di una Woodstock spaziale fuori tempo massimo e sull'happy end di un messaggio positivista, pecca della felice ingenuità di un vero e proprio Cargo Cult a stelle e strisce che costruisce un portale senza sapere come funzioni e poi specula sulle dietrologie da legal movie di un complotto antigovernativo senza aver prima controllato il minutaggio della registrazione statica. Benchè contenuti e linguaggio cinematografico siano quelli ipertrofici e furbeschi del precedente Forrest Gump, con una morale fondata sul senso fideistico della missione scientifica (Il linguaggio degli alieni non è la matematica o le frequenze dell'idrogeno neutro, ma la potenza della memoria affettiva e del sentimento umano) ed una sottotrama sentimentale decisamente debole (lei lesbica agnostica, lui macho credente), è un film che acchiappa per la sua capacità di mescolare ragione e sentimento in un'epopea scientifica formato famiglia e che consente di superare indenni le 18 ore relativistiche di un cunicolo Einstein-Rosen come i suoi interminabili 153 minuti di metraggio, proponendo un cast stellare ottimamente utilizzato ed affidandosi con pragmatica ironia alle musiche di Alan Silvestri, esule nostrano e cervello (artistico) in fuga a Cape Canaveral che ha sempre saputo, creduto e cantato che noi siamo...'Figli delle stelleeeeeeee'.
Straordinario successo al botteghino, ma solo una nomination ai Globe per la Foster e Premio Hugo 1998 come migliore rappresentazione drammatica.

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