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Amici come prima

Regia di Christian De Sica vedi scheda film

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La recensione su Amici come prima

di ethan
1 stelle

Nel lussuoso albergo di proprietà di Colombo (un Massimo Boldi ai minimi storici), il direttore della struttura, l'affettato Proietti (Christian De Sica appesantito e svogliato in veste d'attore e sciatto in quelle di regista, coadiuvato dal figlio Brando, che non viene accreditato), viene licenziato dall'astuta figlia del proprietario (Regina Orioli, dall'improbabilissimo accento milanese), che vorrebbe vendere agli stranieri per ricavarne una cospicua somma: Proietti, per mantenere l'alto tenore di vita di moglie (Lunetta Savino) e del figlio (tal Francesco Bruni) con velleità musicali, si traveste da donna (che novità geniale, ah ma è una citazione!) e si presenta al colloquio per fare da badante all'anziano Colombo.

'Amici come prima' è la reunion della coppia cinepanettonara De Sica e Boldi che, dopo 13 anni (l'ultimo fu, nel 2005, il 'memorabile' 'Natale in India'), torna a girare un film insieme: da un soggetto che ha visto addirittura ben cinque autori, si è passati ad una sceneggiatura a otto mani, che ha prodotto una risibile storiella che tenta la carta del tema di attualità - la (s)vendita di eccellenze italiane a colossi stranieri con conseguenti licenziamenti e problematiche annesse che ne conseguono, abbinato a quello 'sociologico', dell'anziano messo da parte per il nuovo rampantismo giovanile che avanza, ma la regia declina tutto ad una risaputa farsa(ccia) che ha l'unico, modesto, pregio di non essere volgare almeno nelle immagini, al contrario dei dialoghi, mediamente beceri come i precedenti cinepanettoni.

Il film, come minutaggio, si appoggia per più di metà sul trasformismo di Christian De Sica che, diretto da (veri) registi, aveva sfoderato raffinate prove interpretative ('Bordella' e 'Il figlio più piccolo' per Pupi Avati e 'Borotalco' per Carlo Verdone, ma è incontrollabile e sopra le righe se diretto da se stesso e per il resto su un Massimo Boldi che non riesce ad andare oltre ad uno stantio repertorio di versi e linguacce, riducendosi a una tristissima macchietta.

Pellicola dalla breve durata (1 ora e 20 all'inizio dei titoli di coda) ma che mostra ben presto la corda, basata com'è su gag prese pari pari da 'Mrs Doubtfire' (qualcuno ha scritto che De Sica cita 'A qualcuno piace caldo' e 'Tootsie', che coraggio...), ma girate in maniera raffazzonata e sbrigativa, per chiudersi con una 'sorpresona' finale telefonatissima, e osando infine la carta del metacinema, svelando, con un calibrato movimento di macchina, che è tutta una finzione: toh, saremo mica di fronte a un nuovo Fellini?

Un ritorno del quale non se n'era sentita la mancanza.

Voto: 1.

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