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Wonder Woman 1984

Regia di Patty Jenkins vedi scheda film

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La recensione su Wonder Woman 1984

di Marco Poggi
6 stelle

A causa di una pietra magica, nel 1984, Wonder Woman se la deve vedere con un guru della televisione esaltato, un'archeologa che si trasforma in donna ghepardo ed il ritorno del pilota Steve Trevor, morto nel film precedente. La regista si concentra sulla storia d'amore fra Diana e Steve, trascurando le scene d'azione e dilungandosi troppo.

A causa di una pietra magica, nel 1984, Wonder Woman se la deve vedere con un guru della televisione esaltato, un'archeologa che si trasforma in Cheeta, la donna ghepardo ed il ritorno del pilota Steve Trevor, che era morto nel film precedente. La  regista si concentra sulla  ritrovata storia d'amore fra Diana e Steve, trascurando le scene d'azione (che sono poche, ma  belle, perché strizzano l'occhio a quelle di Lynda Carter, visto che stavolta Gal Gadot fa a meno di spada e scudo, per "accontentarsi" della tiara-boomerang, della sua forza e del lazo dorato - e pure di una pacchiana armatura dorata alla "Cavalieri dello Zodiaco", appartenuta ad un'altra amazzone -), i nemici che ne escono caricaturali ed imbarazzanti (lPedro Pascal col toupet alla Trump e Kristin Wiig/Cheeta che sembra una comparsa di "CATS" - effetti speciali alla buona? -) come quelli dei Superman con Christopher Reeve (citati anche quelli). Avrebbero giovato dei tagli qua e là, perché il film è prolisso e troppo lungo (una volta, proprio negli anni'80, si riuscivano a fare film decenti anche di 90 minuti, oggi sembra che se non sfiorano le tre ore  la cosa non piace) Fra le situazioni più commoventi, la scena fra i titoli di coda, fra quelle più inutili, il prologo con le Amazzoni e Diana bambina. Notevoli i costumi normali di Kristin Wiig (che dovrebbe essere più selvaggia, invece si fa in ogni scena più sexy) e Gal Gadot, la quale, quest'ultima sfoggia oltre a un abito bianco da infarto, anche i capelli a coda di cavallo, tipici della Diana Prince del telefilm anni'70 di Lynda Carter (tranne gli occhiali, perché non le servono). Si evitano gli effetti da videogame del primo film e gli dei arrabbiati scesi sulla Terra, c'è sanche spazio per il jet invisibile (anche se Wnder Woman può farne a mano, perché vola, come Kal-El, o megliodi lui, e prende al lazo i fulmini, anticipando Spider-Woman della Marvel concorrenza), ma da Patty Jenkins ci si aspettava ben altro. Sufficienza stiracchiata.

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