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Mia e il leone bianco

Regia di Gilles de Maistre vedi scheda film

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Fanny Sally

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La recensione su Mia e il leone bianco

di Fanny Sally
7 stelle

Gli scenari mozzafiato del Sudafrica fanno da sfondo ad una bella, intensa e impossibile storia di amicizia tra una ragazzina e uno splendido leone bianco, tra denuncia ecologista e racconto di formazione.

Negli ultimi anni il connubio animali/ragazzini al cinema sembra proprio essere tornato di moda e, sebbene i grandi protagonisti rimangano per lo più i cani, eroi buffi o coraggiosi di tante pellicole, è indubbio che vedere sul grande schermo delle specie selvatiche nel proprio ambiente naturale o interagire con l'uomo ha tutt'altro fascino.

 

Il film di Gilles de Maistre si propone di raccontare essenzialmente una insolita e travagliata storia di amicizia, quella fra un maestoso e rarissimo leone dal mantello bianco nato in cattività e Mia, una ragazzina inglese strappata al proprio luogo di nascita a causa del lavoro del padre, che fatica ad accettare la nuova vita nella savana del Sudafrica, lontano dagli amici e da tutte le comodità proprie di una grande metropoli.

La ragazza inizialmente vede nel leone il simbolo di tutto ciò che detesta di quella terra aspra, feroce e quasi inospitale, così diversa da quella accogliente, tecnologica e piena di stimoli in cui è cresciuta, ma inaspettatamente il leoncino, più viene respinto e più le si avvicina, così che i due, accomunati dalla condizione di sentirsi prigionieri, finiscono per diventare insaperabili.

 

La narrazione è piuttosto ridondante nel mostrare il viscerale attaccamento dei due, insistendo sul loro trascorrere del tempo insieme, contro le raccomandazioni degli adulti (un leone, per quanto allevato in ambiente domestico, conserva comunque il proprio istinto predatorio e soprattutto i propri artigli e le proprie zanne!). 

La produzione ha deciso di seguire in tempo reale la crescita dei due protagonisti nell'arco di tre anni, rendendo estremamente realistico per lo spettatore il passare del tempo che li vede costruire tale legame, destinato tuttavia, prevedibilmente, ad essere spezzato, in un modo meno tragico del previsto, ma non senza alcuni momenti di alta tensione emotiva, che possono mettere a dura prova i più sensibili all'argomento.

 

C'è dunque, com'è ovvio aspettarsi data la tematica e l'ambientazione, una denuncia ecologista e naturalista e grande risalto hanno le inquadrature dei paesaggi africani, selvaggi e ancora in gran parte poco toccati dalla presenza dell'uomo, ma allo stesso tempo struprati dalla sua egoistica brama di conquista e guadagno, a discapito della sopravvivenza delle altre specie.

 

Argomenti che nulla hanno di nuovo eppure continuano ad indignare nella loro tragica attualità (sono sempre motivo di grande repulsione le immagini di riccastri meschini senza scrupoli morali che posano accanto ai loro trofei di caccia sui social).

 

Consigliato a chi ama i felini e la difesa della natura in genere.

 

 

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