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Mia e il leone bianco

Regia di Gilles de Maistre vedi scheda film

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La recensione su Mia e il leone bianco

di alan smithee
4 stelle

FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2018 - SELEZIONE UFFICIALE

I felini sono esseri superiori. Lo sostengo da molto tempo. Almeno da quando mi girano per la casa i miei due adorati (e viziati) gatti di strada, distolti da giovani, da una vita probabilmente randagia. 

Superiori ai canidi, specie nei confronti della quale nutro un pur grande rispetto ed affetto. Ma la bellezza e la perfezione di un felino non trovano paragoni, a mio avviso rispetto a nessun altra specie vivente. Opinione personale, ovviamente.

Detto questo, e per restare nelle opinioni personali, utilizzare, come avviene qui in Mia, il leone più bello, simpatico, tenero e brillante che possa immaginarsi calpestare il suolo terreno, per raccontarci la svenevole favoletta della famiglia tornata in Sudafrica ad allevare leoni, dopo un inizialmente non chiarito soggiorno londinese che nasconde entro sé una crisi familiare e di coscienza dai riflessi e dalle dinamiche piuttosto risibili, si trasforma a tutti gli effetti in un ricatto che, pur con le migliori intenzioni, non può essere sottovalutato o messo da parte nel tentare di dare un giudizio su questa opera del collaudato regista, narratore e documentarista, Gilles de Maistre.

Che qui si sbraga senza ritegno a favore del business, dando vita ad una riproposizione di quel Nata libera-telefilm di primi anni '70 che rimane indelebile nella mia memoria di ex bambino.

La stori(ella) della bimba stressata dai ritmi blandi e poco social della giungla, che, dapprima indifferente al cucciolo rarissimo di leone bianco trovato nei pressi dell'allevamento paterno, diventa poi un tutt'uno con lo splendido esemplare di leone, che nel contempo cresce sino a raggiungere le dimensioni da re della giungla, e quindi da potenziale pericolo per l'essere umano, tanto da essere allontanato dal padre, sfocia nelle dinamiche di una crisi ecologico-familiare dagli esiti prevedibili quanto scontati.

Certo per una volta si apprezza il fatto che il leone (anzi tutti gli esemplari utilizzati) è vero e non un clone digitale del fasullo felino di Narnia, questo va ammesso. 

Oltre a ciò, nulla di che in vista: meglio, molto meglio un sano documentario animale, in grado di evitare melensaggini e prolissità narrative poco consone alla specie animale, di fatto meritevole di ben altra caratterizzazione e narrazione visiva.

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